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Mercoledì 9 maggio 2018 - 17:11

La sosteniblità in Calabria: 8.700 imprese con investimenti green

Il Salone della CSR fa tappa a Rende, è la prima volta in regione
La sosteniblità in Calabria: 8.700 imprese con investimenti green

Rende (Cosenza) – (askanews) – Per la prima volta il Salone della CSR e dell’innovazione sociale ha fatto tappa in Calabria, un territorio che nel periodo 2011-2017 anni ha visto ben 8700 imprese fare investimenti in prodotti e tecnologie green nel periodo 2011-2017. Le testimonianze di alcune imprese e realtà associative che operano in un’ottica di sostenibilità nel territorio calabrese – tra le quali Callipo Group, Amarelli, OSAS Campoverde, Talent Garden Cosenza, Mulinum, Cooperativa Valle del Marro, Enel e Flai CGIL – sono state al centro della giornata di lavoro organizzata all’Università della Calabria, a Rende, da il Salone della CSR in collaborazione con l’ateneo stesso e con la Camera di Commercio di Cosenza. L’appuntamento è stato aperto dagli interventi del Rettore dell’Università della Calabria Gino Mirocle Crisci e dal presidente della Camera di Commercio di Cosenza Klaus Algieri.

“Ci siamo candidati ad ospitare il primo Salone della responsabilità sociale d’impresa in Calabria per far conoscere gli aspetti positivi di una regione nota solitamente per i suoi primati negativi – ha affermato Gino Mirocle Crisci, Rettore dell’Università della Calabria – Vi sono, in questa regione, singoli imprenditori, cooperative ed enti pubblici che si distinguono per le loro pratiche socialmente inclusive e per il rispetto dell’ambiente. L’Università della Calabria ospita spesso queste realtà di punta nel suo Campus di Rende per fornir loro supporto tecnologico o per far conoscere agli studenti le loro buone pratiche. Il Salone del 9 maggio è una di queste occasioni. Solo così possiamo infondere nei giovani gli esempi da emulare e la speranza in un futuro possibile”.

Nel corso della mattinata si è svolta una tavola rotonda dedicata al tema del fare rete, della collaborazione e delle partnership fra imprese, istituzioni, società civile secondo le indicazioni dell’Agenda 2030 dell’Onu. Il confronto è stato coordinato da Guerino D’Ignazio, docente all’Università della Calabria, ed ha visto la partecipazione di Giovanni Manoccio, vicesindaco di Acquaformosa, Antonio Palermo, sindaco di Mendicino, Giancarlo Vivone presidente di ResponsabItaly. Nel pomeriggio, alla Camera di Commercio di Cosenza, in sala Petraglia, si è svolta la seconda parte dei lavori con un dibattito, sul tema del bilancio sociale come strumento di trasparenza e condivisione, coordinato da Francesco Rosa, vicepresidente della Camera di Commercio di Cosenza e coordinatore del Laboratorio della CSR.

“La responsabilità sociale non è un concetto nuovo. L’Articolo 41 della Costituzione italiana ne contiene già lo spirito e la forza. Etica, profitto, crescita sostenibile sono tre valori da difendere e coltivare – ha detto Klaus Algieri, presidente della Camera di Commercio di Cosenza – Con #OpenCameraCosenza abbiamo dimostrato che trasparenza, innovazione e ascolto possono cambiare lo stato delle cose. Anche al Sud, liberando potenzialità necessarie alla crescita dell’intero sistema Paese”.

Fra le testimonianze presentate a Rende, quella della Giacinto Callipo Conserve Alimentari, da 105 anni tra i principali protagonisti del mercato del tonno e delle conserve ittiche. Callipo ha dato conto del progetto avviato nel 2016 all’interno dell’istituto penitenziario di Vibo Valentia. Da due anni i detenuti, affiancati dal personale Callipo, si occupano del confezionamento delle cassette regalo, vivendo un’esperienza lavorativa concreta e costruttiva: ad oggi, sono state confezionate in carcere circa 20.000 cassette regalo Callipo. Inoltre l’azienda ha da sempre messo in atto politiche di welfare interne e, negli ultimi 3 anni, ha riconosciuto un premio di produzione a tutti i lavoratori.

Ha solo due anni di vita invece il progetto Mulinum ideato da Stefano Caccavaro con l’obiettivo di riportare in Calabria i grani antichi da filiera corta e controllata e rilanciare il territorio calabrese a partire dall’agricoltura. Una start up che ha realizzato importanti obiettivi, a partire dal crowdfunding innescato al suo esordio con un appello su Facebook e che ha consentito di raccogliere in tre mesi 500mila euro e 101 soci provenienti da tutta Italia, per l’acquisto del primo mulino a San Floro (Catanzaro). In quattro mesi il mulino in pietra è stato ristrutturato, con le tecniche della bioedilizia, e dall’inizio del 2017 produce grano, farina e prodotti da forno dolci? e salati secondo antiche ricette locali. Nel 2018 Mulinum allargherà il suo progetto in Toscana (Buonconvento – SI), Puglia (Mesagne – BR), Sicilia (CT) e Lombardia (Parco Sud). Mulinum è un esempio di startup che dal sud sta riuscendo ad esportare verso nord e idealmente in tutta Italia un modello che funziona, che si autofinanzia con un meccanismo di equity crowdfunding coinvolgendo le persone di ciascun territorio.

Sul fronte delle aziende storiche calabresi è intervenuta al Salone della CSR e dell’innovazione sociale anche Amarelli raccontando le sue iniziative sul fronte culturale, ad esempio col Museo della Liquirizia aperto dall’azienda nel 2001 per testimoniare una storia imprenditoriale del territorio calabrese, progetto che ha ottenuto il premio Guggenheim dedicato alle imprese che investono in cultura. Ma anche l’impegno verso un prodotto storico e di altissima qualità della Calabria, la liquirizia, che subisce la concorrenza di quello mediorientale più conveniente per chi ha bisogno di questa materia prima. Amarelli ha deciso di acquistare per la sua produzione solo liquirizia calabrese, fissando un prezzo minimo che consenta una raccolta sostenibile e il mantenimento quindi di una tradizione unica al mondo.

Cooperazione, innovazione, passione, biologico, ricerca, territorio, sociale sono le parole chiave dell’attività di OSAS Campoverde e presentata al Salone. Nata nel 1962 a Castrovillari (Cosenza), la cooperativa oggi comprende oltre 100 soci cooperatori attraverso i quali commercializza oltre 40.000 tonnellate all’anno di frutta e verdura. Un’attività che viene svolta all’insegna di alcune regole importanti e non scontate: caporalato zero, stipendio giusto, ambiente di lavoro sano e sicuro, condivisione degli obiettivi con chi lavora. Modalità di lavoro che possono essere rivoluzionarie in certi territori, per diffondere la cultura della legalità e tutelare le persone. Un impegno nel quale OSAS Campoverde è affiancata anche da Flai CGIL, che garantisce accordi sindacali e consuetudini consolidate, continuità occupazionale e reddito, formazione e aggiornamento delle maestranze, con l’obiettivo di garantire i diritti delle persone, ottenere prodotti buoni e puliti e accrescere la reputazione del distretto agricolo di Castrovillari.

Sempre nella direzione di costruire legalità, dignità e libertà per le persone vanno i progetti di lavoro presentati da Valle del Marro Libera Terra, cooperativa di Polistena (Reggio Calabria) che si occupa di agricoltura biologica e turismo etico e responsabile sulle terre libere dalle mafie. L’origine della cooperativa affonda le radici più lontane nelle storie di alcuni giovani che maturano la scelta di combattere la mentalità mafiosa e che cogliendo l’opportunità offerta dalla legge 109/96 e da un progetto di Libera, decidono d’intrecciare i loro percorsi di vita e di radicarli ancora di più nella terra d’origine: la Calabria. Nel 2004, era il fiducioso tentativo di dimostrare che il cambiamento è possibile ovunque, purché ci siano coraggio d’iniziativa, da un lato, e reti di sostegno, dall’altro. Oggi, il tenace lavoro della cooperativa sui beni confiscati alla mafia, è fonte di prodotti biologici e di servizi turistici etici, ed è di forte stimolo per uno sviluppo economico sano del territorio, che coinvolga i cittadini anche tramite scelte di consumo responsabile.

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