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Domenica 15 aprile 2018 - 17:29

Vinitaly, Cia: filari italiani inerpicati fino al 90% di pendenza

In Piemonte recuperati vigneti di 60-70 anni. Esemplare la storia del Consorzio di Ramie
Vinitaly, Cia: filari italiani inerpicati fino al 90% di pendenza

Roma, 15 apr. (askanews) – Arrivano fino al 90% di pendenza e sono i filari italiani “eroici” che contribuiscono alla produzione del miglior vino italiano. Coltivazioni d’eccellenza considerate realisticamente risultato di un’epica impresa contadina ad alta quota, su terrazzamenti e territori difficili dove non arrivano i macchinari e fare viticoltura vuol dire tornare all’uso quasi esclusivo delle mani.

Di viticoltura eroica Cia-Agricoltori Italiani ha parlato al Vinitaly portando nel suo stand la storia delle Terre del Ramie, spopolate in favore delle città, ma con una produzione di nicchia ad opera di giovani vignaioli. Nell’alto Pinerolese, sui versanti che salgono verso Prali e Sestriere (600-800 metri sopra il livello del mare), hanno recuperato l’antica tradizione vitivinicola del XIV secolo.

A raccontare la sua esperienza il giovane 35 enne Hammond Combe, vicepresidente del Consorzio del Ramie (10 soci per 3 mila bottiglie l’anno) e viticoltore nell’azienda di famiglia. Produce vino di montagna e ne imbottiglia oltre 500 litri a ogni vendemmia. Tra Pomaretto e Perosa Argentina, località della Valle Germanasca nel torinese, grazie a particolari sistemi di potatura sono stati recuperati vigneti di 60-70 anni. E’ stata scelta un’agricoltura innovativa e più consapevole, che favorisca il mantenimento idrogeologico, ambientale e paesaggistico. Non sono più utilizzati i diserbanti, l’erba viene tagliata e lasciata sul campo facendola così entrare nel ciclo vitale delle viti sotto forma di fertile compost. La vendemmia è un’operazione faticosa e minuziosa, mani e forbici, fatta in momenti diversi per cogliere i giusti gradi di maturazione. Sui ripidi versanti alpini vengono coltivati i vigneti di Avanà, Avarengo, Chatus e Bequet. Il Consorzio, nato nel 2010, collabora con l’Università di Agraria di Torino e sta portando avanti sperimentazioni sul bianco e sul rosato, con vinificazione alla Scuola Malva Arnaldi di Bibiana.

Il Mipaaf si è da tempo impegnato a tutelare e valorizzare i viticoltori e agricoltori “eroici”, dalla Vale d’Aosta a Pantelleria. Prima con l’inserimento nel Testo Unico sul vino, entrato in vigore a gennaio 2017, poi con il primo Censimento dell’Agricoltura eroica quale mappatura delle attività a livello nazionale, con relative caratteristiche e difficoltà comuni, propedeutica all’elaborazione di proposte normative di maggior salvaguardia.

“Agli eroi dell’agricoltura e della viticoltura dobbiamo attenzione e riconoscimento -ha spiegato il presidente nazionale Cia Dino Scanavino-. Sostenerli e rappresentarli è una nostra responsabilità. La storia di Consorzio di Ramie, in particolare, è una valida guida. Ci dà elementi ben chiari di riflessione per alzare l’asticella e fare un scatto di livello, oltre la burocrazia e i processi precostituiti. La lezione ci arriva da un 35 enne, quindi da un giovane, da un Consorzio che ha soli 7 anni e dà una linea tracciata secondo innovazione e sostenibilità”.

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