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Martedì 13 febbraio 2018 - 10:34

Confcommercio stima Pil a +1,5% nel 2017, spesa famiglie rallenta

Paese al bivio tra crescita e raffreddamento dinamiche macro
Confcommercio stima Pil a +1,5% nel 2017, spesa famiglie rallenta

Roma, 13 feb. (askanews) – La crescita italiana nel 2017 ha superato le attese. Rispetto a un anno fa circa, quando le aspettative erano per una variazione del Pil attorno al punto percentuale, con +1,5/+1,6% di verosimile realizzazione, si è sperimentata un’accelerazione favorevole quanto inattesa. Il 2017 dovrebbe chiudersi con una crescita del Pil attorno all’1,5%, con la spesa delle famiglie al +1,4%, ma in rallentamento, anche per il ridimensionamento della dinamica del potere d’acquisto, dal +1,4% del 2016 al +0,4% nella media dei tre trimestri del 2017. E’ quanto stima Confcommercio in occasione della presentazione ai leader politici delle proprie proposte per la prossima legislatura.

Gli investimenti fissi lordi dovrebbero esibire un incremento del 2,4%, confermando, seppur in misura più attenuata, il recupero ciclico del 2016 (+2,8%). Sul fronte della domanda estera netta, il contributo alla crescita del Pil dovrebbe risultare lievemente negativo. L’occupazione dovrebbe incrementarsi dell’1,2%, così come il livello medio dei prezzi al consumo, sebbene la componente di fondo dell’inflazione (cioè al netto di beni energetici e alimentari) denoti ancora un profilo troppo debole (+0,8%), pur in presenza della politica monetaria fortemente espansiva del Qe.

“E’, dunque, senz’altro vero che il nostro Pil reale esibisce variazioni positive da tredici trimestri consecutivi, ma è altrettanto vero – ha spiegato Confcommercio – che si tratta di un ritmo molto più lento della media dell’eurozona e dei principali partner della moneta unica o di altre economie avanzate. D’altra parte, non mancano tra dicembre 2017 e gennaio 2018 segnali di indebolimento del quadro produttivo e del sentiment degli operatori”.

L’attuale congiuntura “rappresenta, per l’ennesima volta, dunque, un momento di discrimine tra un sentiero di crescita costante attorno all’1,5% e un raffreddamento delle dinamiche macroeconomiche. L’anno appena iniziato, infatti, sconta un peggioramento del quadro delle esogene internazionali (rallentamento di circa un punto del commercio mondiale, apprezzamento del tasso di cambio effettivo nominale di sette decimi di punto e quotazioni del greggio in salita verso i 70 dollari per barile)”. Unitamente all’incertezza sul piano politico interno e al potenziale incremento dei rendimenti sui titoli sovrani, tutto ciò potrebbe determinare, nell’ipotesi peggiore, un crescita ciclica limitata all’1% già nel 2018, allontanandosi dall’obiettivo della previsione alla base delle compatibilità di finanza pubblica tracciate nella legge di bilancio.

Nel 2018, la spesa per interessi risulterebbe pari a circa 64 miliardi (3,8% del Pil); lo stock del debito è atteso incrementarsi, rispetto al 2017, di non meno di 33 miliardi di euro. La stabilizzazione e l’eventuale regresso del rapporto debito/Pil sono possibili solo con saldi primari uguali o superiori alla spesa per interessi. Il nostro sistema economico non sembra, però, in grado di sopportare avanzi primari dell’ordine del 3-4% del PIL per un numero prolungato di anni. Fino ad oggi, ci si è limitati a sperare in una crescita costante del denominatore del rapporto (il Pil) e in operazioni di fine tuning dei saldi di bilancio che mantengano sostanzialmente stabile il numeratore (il debito).

“Anche in questo caso è urgente – ha evidenziato Confcommercio -che le forze politiche esprimano strategie precise sulle eventuali misure di riduzione incisiva dello stock del debito, che resta un elemento di fragilità strutturale del nostro Paese”.

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