Header Top
Logo
Lunedì 16 Luglio 2018

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Economia
  • L’altra agricoltura possibile di Alce Nero: ritorno al latte fieno

colonna Sinistra
Lunedì 12 febbraio 2018 - 17:04

L’altra agricoltura possibile di Alce Nero: ritorno al latte fieno

L'azienda bolognese si allea con Mila per produrre yogurt bio

Milano, 12 feb. (askanews) – Mucche allevate quasi esclusivamente a fieno ed erba, senza stress da produzione intensiva, il cui latte conserva i profumi e le essenze delle valli altoatesine dove vivono. È da qui che nasce lo yogurt biologico latte fieno di Alce Nero, l’azienda bolognese che da quarant’anni lavora nel bio. Lo yogurt biologico latte fieno per Alce Nero, in realtà, non è solo un nuovo prodotto nel reparto frigo – che per altro per l’azienda segna l’ingresso in un nuovo mercato, quello del fresco – ma lo sviluppo di paradigma produttivo che tiene insieme la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Lo ha spiegato bene il presidente, Lucio Cavazzoni, durante la presentazione a Milano di questo prodotto: “Questo nuovo mercato che si può aprire (in Austria supera già il 10%) mi auguro possa aiutare la sostenibilità degli allevamenti. È possibile un nuovo ruolo di allevamenti compatibili con l’ambiente, sostenibili con la vita delle mucche che oggi sono diventate delle macchine. E in questo modo rivitalizziamo la montagna anziché abbandonarla”. Oltretutto, ricorda Cavazzoni, oggi le mucche “sono il principale competitore alimentare dell’uomo, una cosa disastrosa”. Proprio per questo il fatto che gli animali tornino, come avveniva in passato, a nutrirsi di erba fresca e fieno “restituisce grande qualità ai territori, una dimensione produttiva degli allevamenti compatibile col territorio, addirittura inserita in una agricoltura sostenibile e biologica”.

Il progetto latte fieno bio è stato prima condiviso e poi portato avanti con i contadini-allevatori dell’azienda altoatesina, Mila. Su 2.600, sparsi in particolare in Val Venosta, Val Sarentino, Val Pusteria, in 40 hanno deciso di produrre eclusivamente latte fieno biologico, che nel marzo 2016 l’Unione Europea ha riconosciuto come “specialità tradizionale garantita”. “E’ nostra abitudine andare dove il biologico non c’è – ha spiegato Cavazzoni – Mila era una bellissima cooperativa che aveva i prerequisiti per poterlo fare: alta montagna, piccoli allevamenti con una grande attenzione alla relazione uomo-animale. Non facevano biologico, ma li abbiamo convinti a farlo e a riprendere la modalità del latte fieno”.

In base a questo, che rappresenta una sorta di nuovo paradigma agricolo, le mucche vengono allevate almeno al 75% con erba fresca e fieno a seconda delle stagioni, con una riduzione della quantità di mangimi e una totale assenza di Ogm, per via del biologico, e di alimenti fermentati, i cosiddetti insilati. In alpeggio come in stalla non convivono quasi mai più di 12-14 capi, la mungitura è quotidiana con una trasformazione in yogurt che avviene entro le 48 ore successive. Elementi che innalzano la qualità del latte, ma che portano a riduzione fino al 50% delle quantità prodotte

“Per noi è una questione di filosofia – ci ha detto Joachim Reinalter, presidente Mila – Nell’allevamento intensivo la mucca viene spinta a produrre il più possibile, invece nel latte fieno la mucca ha un ciclo di produzione più naturale. Noi lo vediamo come un investimento nella qualità del prodotto, una qualità a cui miriamo e che speriamo il consumatore apprezzi”.

Lo yogurt latte fieno biologico, per Alce Nero, segna anche il debutto in un segmento nuovo quello dei prodotti freschi, dove il bio raggiunge la sua massima espressione ma che ancora mancava all’azienda bolognese: “Gli yogurt sono stati il primo passo – ha raccontato Massimo Monti, amministratore delegato di Alce Nero – ne sono seguiti altri di recente, abbiamo iniziato con l’ortofrutta, della quarta e quinta gamma, dei piatti pronti. Io personalmente credo che nel futuro di Alce nero queste categorie debbano almeno arrivare ai risultati delle altre categorie del secco: l’obiettivo è avere volumi e fatturati che raggiungono quelli del secco nel giro di 7-10 anni, diciamo medio periodo”.

Questo, spiega Monti, è “prodotto dalle caratteristiche e dalle qualità organolettiche distintive. E’ vero anche dal punto di vista pezzo rimane un prodotto premium ma non ha un posizionamento esagerato, costa un 30% in più di una private label biologica. Il fatto è che per noi quello del fresco è un settore nuovo, molto complesso con una concorrenza molto alta, sta a noi essere convincenti”.

CONDIVIDI SU:
articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra

Torna su