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Giovedì 11 gennaio 2018 - 14:46

C’erano una volta i Piigs, il sorpasso di Lisbona sull’Italia

I periferici non sono più una minaccia per l'euro
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Roma, 11 gen. (askanews) – C’erano una volta i Piigs, i paesi periferici dell’area euro: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. La zavorra dell’area euro, i possibili epicentri di una implosione della moneta unica. Per Grecia, Irlanda e Portogallo sono scattati programmi di aiuti e l’intervento della troika (Fmi, Bce e Commissione europea), la Spagna ha ricevuto aiuti per 40 miliardi di euro per sostenere le banche.

Dall’avvio della crisi del debito sovrano nella primavera del 2011, la situazione è molto cambiata, e in meglio, grazie soprattutto alla politica della Bce decisa da Mario Draghi dopo la famosa frase “whatever it takes” (“la Bce farà tutto il necessario per salvaguardare l’euro. E credetemi, sarà sufficiente”). A oltre cinque anni dalle patrole di Draghi, la ripresa economica e soprattutto il quantitative easing ha impresso una svolta nella percezione dei mercati sui paesi periferici.

L’ultimo esempio arriva dal Portogallo. Il rendimento del titolo decennale di Lisbona ancora un anno e mezzo fa era attestato al 3,30% contro l’1% della Spagna e l’1,15% dell’Italia. Oggi oscilla intorno all’1,85%, un livello inferiore a quello del Btp italiano a dieci anni che staziona intorno al 2%, complice l’incertezza alimentata dalle elezioni del 4 marzo.

Il Portogallo ha beneficiato nel 2011, nella fase più acuta della crisi, di un piano di aiuti di triennale da 78 miliardi di euro. Completato nel 2014 con risultati positivi che non hanno reso necessari nuovi sostegni e allungamenti delle scadenze. Nel 2012 il Pil portoghese ha subito una contrazione del 3%, dello 0,9% l’anno successivo per poi tornare alla crescita che si va consolidando. Economia in ripresa del 2% nel 2016 e accelerazione al 2,4% per il 2017.

Anche la Spagna ha consolidato il recupero, i bonos a 10 anni viaggiano intorno all’1,50% e da oltre un anno e mezzo il livello dei tassi di Madrid è inferiore a quelli italiani con uno spread sul decennale che è tornato sopra i 50 punti base.

L’Irlanda da tempo non fa più parte dei periferici. Il decennale di Dublino ha un rendimento da paese core, un tasso di interesse intorno allo 0,50%, con uno spread di appena 20 punti base rispetto al Bund tedesco ma staccando la Francia di quasi 30 punti.

La stessa Grecia, dal punto di vista dei mercati, ha compiuto notevoli progressi dopo l’ultimo accordo con i creditori della primavera dell’anno scorso. Emblematico il fatto che la curva dei rendimenti è tornata normale (tassi più alti con l’allungamento delle scadenze) dopo cinque anni di curva invertita. Oggi il rendimento sul decennale di Atene è appena al 3,70%. Un anno fa era ancora sopra l’8%, dopo aver superato il 15% nel giugno del 2015.

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