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Martedì 14 novembre 2017 - 17:01

Pensioni, sindacati alla prova dell’unità: pressing sul Governo

Prime crepe. Cgil e Uil per mobilitazione, Cisl no
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Roma, 14 nov. (askanews) – L’unità sindacale sulle pensioni inizia a mostrare qualche crepa. Il giudizio di Cgil, Cisl e Uil sul pacchetto per la previdenza messo sul tavolo dal premier Paolo Gentiloni (7 misure per un costo complessivo di 300 milioni) è molto articolato ed evidenzia le prime vere differenze: risposte insufficienti per Susanna Camusso; l’invito di Annamaria Furlan a continuare la trattativa senza tuttavia disperdere quanto fino a oggi ottenuto; primi risultati, ma non ancora sufficienti per Carmelo Barbagallo.

Sabato 18 le parti si ritroveranno a Palazzo Chigi per la verifica finale. Il Governo presenterà i testi scritti e, presumibilmente, chiederà ai sindacati di sottoscrivere un verbale d’intesa. Per le tre confederazioni tutto dipenderà da ulteriori concessioni dell’esecutivo sui temi più spinosi: platea dei lavoratori che svolgono attività gravose, giovani, donne, previdenza complementare e il contestato meccanismo che lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita. Un automatismo che per Palazzo Chigi non può essere messo in discussione perché rappresenta un pilastro della riforma.

E’ sul come si andrà avanti dopo la riunione di sabato che le crepe rischiano di diventare spaccature. Le organizzazioni sindacali hanno riunito i rispettivi esecutivi per fare il punto sulla trattativa. Nei documenti finali la parola “mobilitazione” è utilizzata solo da Cgil e Uil, seppure con delle sfumature diverse, ma non dalla Cisl.

Giudicando “insufficienti” le risposte del Governo, la Cgil precisa che “qualora il confronto non determini avanzamenti il giudizio non potrà che essere negativo”. A quel punto si potranno “decidere, sulla base della discussione svolta, tutte le iniziative di mobilitazione nazionali utili a rendere chiara ed evidente la necessità di conquistare risposte coerenti con la piattaforma sulla previdenza e gli impegni già assunti dal Governo con la ‘fase 2’ del protocollo sottoscritto lo scorso anno”.

Il mandato del parlamentino della Cisl a Furlan è invece di “portare fino in fondo il negoziato”. Viene condivisa “l’azione sin qui condotta, imperniata su confronto, proposte e un costante dialogo, seppur difficile, con il Governo e le altre organizzazioni”. Ma allo stesso tempo chiede di “non disperdere i contenuti sino a oggi realizzati, battendosi per un ulteriore possibile ampliamento delle soluzioni individuate nel corso della trattativa con il Governo” e di confermare “la continuità del negoziato su tutti i temi condivisi, affinché non si arrivi a scelte che rendano irrilevante la funzione sociale del sindacato”. La parola mobilitazione non c’è.

La Uil, “pur apprezzando i primi risultati” conquistati nel corso del negoziato, li giudica “ancora insufficienti” e chiede che “siano accolte le ulteriori rivendicazioni” avanzate a Gentiloni. Ritenendo “opportuna” la scelta di prolungare il tempo del confronto, anche in questo caso saranno valutate le risposte su una serie di temi e se queste non ci saranno “proseguirà l’iniziativa, insieme con Cgil e Cisl, sia a livello istituzionale nel confronto con le forze parlamentari che a livello di iniziative di mobilitazione territoriali e nazionali a sostegno delle rivendicazioni sindacali unitarie”. Insomma, mobilitazione solo se viene messa in campo in modo unitario.

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