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Venerdì 13 ottobre 2017 - 18:34

Banche, Messina (IntesaSp) critico su proposta Bce per ridurre Npl

E su mancanza coordinamento tra istituzioni Ue. Gros-Pietro: meglio politiche prudenziali
Intesa Washington

Washington, 13 ott. (askanews) – I vertici di Intesa San Paolo,

la banca leader italiana che nel primo semestre ha registrato
utili per 1,7 miliardi di euro, prendono le distanze dalle
modalità con le quali le varie istituzioni europee hanno
interagito dopo la presentazione da parte della vigilanza della
Banca centrale europea di un nuovo documento per la riduzione dei
credici problematici (Npl). Incontrando la stampa a Washington, a
margine degli incontri del Fondo Monetario Internazionale, il
consigliere delegato dell`istituto, Carlo Messina, e il
presidente Gian Maria Gros-Pietro hanno espresso perplessita sul
metodo con cui e stato scritto e diffuso l’addendum alle linee
guida della Banca centrale europea sulla gestione dei non
performing loans (Npl).

Pur premettendo di lavorare “benissimo” con la vigilanza
creditizia della Banca Centrale europea, Messina si è detto
“perplesso” per la mancanza di coordinamento tra le diverse
istituzioni europee. Secondo il banchiere e “incredibile che si
generi un effetto tipo assemblea di condominio all’interno delle
autorita europee”, con riferimento a prese di posizione
sull`argomento diffuse da Bce, Commissione Ue, Parlamento Ue ed
Eurogruppo. Un giudizio ancora più netto il banchiere romano lo
ha espresso sulla valutazione emessa oggi dal direttore
dipartimento europeo del Fondo Monetario Internazionale, Poul
Thomsen, secondo il quale il nuovo documento sulle sofferenze
pubblicato dallo Ssm della Bce è appropriato sono molto
appropriate anche per la prospettiva italiana ed “è ciò di cui ha
bisogno l’Italia per aumentare la fiducia”. Una valutazione, ha
replicato Messina “grossolana su come si risolve il problema
della riduzione dei Npl nel nostro Paese”.

Messina si è mostrato critico
anche sulle regole europee di contabilizzazione dei credititi e
delle attività problematiche sottolineando che, se venissero
adottati criteri più omogenei emergerebbe con chiarezza che il
livello si Npl e di attività poco liquide delle grandi banche
italiane, francesi e spagnole è in realtà, molto simile

“E’ chiaro – ha detto – che il regolatore decide quali sono le
priorità. Ma quando si parla di classi di rischio credo che sia
importante mantenere un approccio ‘level playing field’ (parità
di condizioni competitive, ndr) nei confronti dei bilanci delle
diverse banche”.

Ecco le cifre illustrate da Messina: le prime 4 banche italiane
hanno 166 miliardi lordi di sofferenze e 87 netti. “Se voi fate
lo stesso ragionamento sulle banche spagnole, considerando non
solo le sofferenze, ma anche le repossessed assets (gli immobili
entrati nelle disponibilità delle banche a causa della crisi,
ndr), le banche spagnole prima della dismissione di tali elementi
da parte di Santander pochi giorni fa avevano 160 miliardi tra
sofferenze e repossessed assets, con le sofferenze pari a 90
miliardi: quindoi stanno molto meglio di noi perchè dichiarano in
un altro modo, ma includendo i repossessed assets hanno le stesse
sofferenze che abbiamo noi. Se poi considerate le prime quattro
banche francesi in termini di level3 assets (le attività
finanziarie di scarsa liquidabilità) ne avete 53 miliardi
nell’attivo, 80 nel passivo, 133 miliardi totali. E poi le banche
fracesi hanno anche altri 100 miliardi di sofferenze perchè non è
che ce le abbiamo solo noi”. Insomma secondo Messina “tra banche
italiane, francesi e spagnole, i numeri non sono certo a
svantaggio delle banche italiane”.

“Naturalmente sul momento deciderà la supervisione della Bce, ma
quando si entrerà su questi aspetti in modo omogeneo, non è che
sarà soltanto il sistema italiano che deve lavorare sulla classe
di attivi illiquidi. Ma se si costringe a vendere in un arco
temporale breve. Se guardiamo agli immobili delle banche spagnole
e ai level 3 assets delle banche francesi la situazione è la
stessa”.

Il presidente di Intesa San
Paolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha poi voluto affrontare
l’argomento anche da una prospettiva diversa, quella della
contabilizzazione degli Npl che la nuova normativa europea, se
fosse approvata, imporrebbe. “Un consiglio di amministrazione –
ha detto il presidente – non potrebbe approvare un bilancio nel
quale viene assegnato un valore nullo a un’attività che dalle
rilevazioni statistiche degli ultimi anni mostra avere un valore
significativamente maggiore dello zero, perchè sarebbe un falso
in bilancio che è un reato penale. E c’è un motivo per cui è
considerato un reato penale: perchè impoverisce gli azionisti e
quindi si presta a manovre su titoli. Allora è chiaro che una
imposizione dovrebbe avvenire non cercando di costringere i
consigli di amministrazione ad approvare bilanci con delle cifre
diverse da quelle che impongono i principi contabili
internazionali, ma dovrebbe andare sul lato prudenziale: cioè
dire, avete degli attivi che avranno pure quel valore ma, siccome
è illiquido, prudenzialmente accantonate di più”.

Gros-Pietro tra le righe ha avanzato anche l’ipotesi di una
scelta politica, geograficamente selettiva, di tali criteri “Se
il discorso è la liquidabilità andiamo a vedere gli altri asset
che sono difficilmente liquidabili. E qui devo dire che si può
anche pensare che la maggiore attenzione del supervisore europeo
rispetto a questa categoria di asset illiquidi che sono
concentrati in Italia deriva proprio dal fatto che sono
concentrati in Italia”.

Resta il fatto che perchè, la vulnerabilità del sistema-Paese
cali, occorre dare un segnale di svolta sul debito pubblico.
“Nessuno può negare – ha sottolineato il presidente di Intesa
SanPaolo – che il debito italiano è a un livello non comparabile
con quello di nessun altro Paese europeo. Si sa che non può
essere risolto in qualche mese, ma si sa anche che è molto
importante dare un segnale di inversione della tendenza”.

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