Header Top
Logo
Mercoledì 20 Settembre 2017

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Economia
  • Da Salone Francoforte l’auto futura è sempre più sostenibile

colonna Sinistra
Mercoledì 13 settembre 2017 - 15:08

Da Salone Francoforte l’auto futura è sempre più sostenibile

Elettrico e ibrido realtà consolidate. Ma molti nodi da sciogliere
20170913_150752_811A131E

Roma, 13 set. (askanews) – Il Salone dell’Auto di Francoforte ha confermato in pieno la tendenza, ormai non reversibile, dei costruttori di tutto il mondo sempre più verso soluzioni di mobilità sostenibile. In primis verso l’alimentazione ibriba ed elettrica. I numeri d’altronde parlano già chiaro: il numero dei veicoli elettrici in circolazione, con zero emissioni allo scarico, è in costante aumento.

I veicoli elettrici, alimentati esclusivamente tramite l’energia immagazzinata in una batteria ricaricabile dalla rete, rappresentano oggi, ricorda il documento del Governo sulla roadmap della mobilità sostenibile, una realtà in sensibile crescita in Europa e nel mondo (in Europa, +101% tra il 2014 e il 2015 e +7,2% nel 1° semestre 2016, di cui più di un quarto immatricolato in Norvegia).

Ma ai vantaggi della trazione elettrica (zero emissioni dirette allo scarico, silenziosità e piacere di guida) si affiancano a oggi ancora alcune limitazioni in termini di prezzo (molto si sta comunque facendo in accordo tra i costruttori e i player energetici) e funzionalità (autonomia, tempi di ricarica della batteria, smaltimento futuro della stessa batteria), rispetto a modelli omologhi a combustione interna. I miglioramenti della componentistica interna e l’innescarsi di economie di scala stanno però comportando come detto una contemporanea riduzione dei costi e un aumento delle prestazioni dei veicoli, in particolare in merito proprio all’autonomia di percorrenza e alla rapidità di ricarica. Ed è quanto si è potuto vedere proprio a Francoforte.

In Italia il numero di veicoli circolante è ancora contenuto, circa 7.000, segnala ancora la roadmap, e la diffusione sta avvenendo più lentamente. L’ibrido invece rappresenta un’evoluzione della motorizzazione convenzionale e inizia ad affermarsi sul mercato, con un mercato mondiale di riferimento di 2 milioni di auto full electric e ibride plug in di cui 9820 in Italia.

Anche soluzioni ibride elettrico-benzina ed elettrico-diesel si stanno sempre più affermando sul mercato, con un trend di crescita dell’ordine del 50 per cento annuo e con un costante aumento dei modelli di serie offerti dalle case automobilistiche. La tecnologia più avanzata è quella del cosiddetto “Full Hybrid”, in cui il motore termico è associato a un motore elettrico che può funzionare tanto in combinazione con il motore a combustione che a motore a combustione spento (in modalità puro elettrico).

L’ibrido in ogni caso è sempre più elettrico, con le tecnologie “Plug-in Hybrid” (PHEV) e “Range Extended”. La possibilità di marciare in puro elettrico per percorrenze non trascurabili e le emissioni di CO2 molto ridotte, fanno sì che i PHEV godano, in diversi Paesi, di benefici e incentivazioni quasi paragonabili a quelli dei veicoli puramente elettrici.

Anche l’idrogeno è tecnologicamente disponibile e può rappresentare un’opportunità a medio termine. I veicoli a idrogeno, anche noti come veicoli elettrici a Fuel Cell (FCEV), rappresentano una soluzione tecnologica in lento ma costante sviluppo nell’ultimo decennio.

Veniamo però alle note dolenti: a oggi, si legge sempre nella roadmap della mobilità sostenibile, in Italia si contano circa 2.750 punti di ricarica per veicoli elettrici, distribuiti su circa 1.400 colonnine, secondo i dati forniti da CEI-CIVES. A questi si aggiungono circa 70 erogatori singoli e multistandard ad alta potenza, distribuiti in buona parte nella sola Milano (13) e installati tra il 2013 e il 2016, e i punti di ricarica privati. Per quanto riguarda le altre nazioni, ancora CEI-CIVES riporta che, ad oggi, in Olanda esistono 21.000 punti di ricarica accessibili al pubblico, 12.500 in Francia, 11.000 in Gran Bretagna, 7.500 in Norvegia.

Secondo il punto di vista degli operatori, il limitato sviluppo della rete di ricarica pubblica in Italia rispetto agli altri Paesi è a oggi principalmente connesso alla mancanza di ritorno economico (soprattutto per la ricarica ad alta potenza), dovuto a costi di acquisto, di installazione e di esercizio elevati, ad un esiguo volume di auto in circolazione e ad un incertezza tecnologica e normativa. L’attuale rete di ricarica presente in Italia si è sviluppata sulla spinta di alcuni grandi operatori e di altri piccoli, in assenza di un omogeneo disegno di sviluppo.

Enel è però pronta a investire nei prossimi tre anni da 100 a 300 milioni di euro, a seconda del numero di colonnine, da un minimo di 7.000 a un massimo di 12.000. Dipenderà molto dalla risposta del mercato e dalle politiche industriali.

La ricarica elettrica in ogni caso può avvenire anche in ambito domestico e si stima che circa due terzi delle famiglie italiane abbiano un box (34% delle unità abitative) o un posto auto privato (34% delle unità abitative), dove si rende dunque necessario l’intervento di un tecnico qualificato per valutare l’adeguatezza dell’impianto elettrico alla ricarica dei veicoli elettrici, con l’eventuale l’installazione di una “wallbox”.

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
Torna su