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Lunedì 4 settembre 2017 - 14:27

Nozze Pomì-DeRica: Consorzio Casalasco compra la polpa piacentina

Operazione made in Italy, cessione da Generale Conserve (Asdomar)
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Milano, 4 set. (askanews) – Nozze al pomodoro tra Pomì e De Rica. Il Consorzio Casalasco del pomodoro, già proprietario del marchio reso celebre negli anni 80 dallo slogan pubblicitario “O così, o Pomì”, ha acquistato il brand nato oltre 50 anni fa, anch’esso noto al grande pubblico con il Carosello “Eh no, su De Rica non si può”.

Per il Consorzio Casalasco del Pomodoro si tratta di due marchi forti, posizionati su due segmenti differenti, che lo porteranno, dopo questa operazione, a detenere il 6,7% del mercato italiano della passata e il 4,36% di quello della polpa. Una operazione tutta made in Italy, che vede preservata l’italianità del prodotto e, al tempo stesso, rappresenta il segno di una rinnovata vivacità dell’imprenditoria agricola, rappresentata dalle 370 aziende appartenenti al consorzio. In questo modo, per De Rica si segna un ritorno ai propri territori di origine e soprattutto nelle mani dei cosiddetti pomodorai, i coltivatori di pomodori che nella Pianura Padana, tra le province di Parma, Piacenza, Cremona e Mantova, trovano un terreno di produzione ideale. Il marchio De Rica, infatti, è nato nel 1963 a Piacenza per volontà di Luigi Tononi, titolare dell’Industria conserve Alimentari. Nel 2013 fu acquisito da Generale Conserve, specializzata nella produzione di conserve ittiche (Asdomar è il marchio di punta) nell’ambito di un più ampio progetto di diversificazione che aveva portato il gruppo a rilevare anche la carne in scatola Manzotin. Oggi, dopo il rilancio avviato a fine 2013 da parte di Generale Conserve, è un marchio affermato, distribuito in Italia, soprattutto al Nord, e in alcuni Paesi esteri come Olanda, Gran Bretagna, Francia, Hong Kong, Indonesia e Stati Uniti.

Rispetto al marchio Pomì, De Rica si colloca in un segmento più alto del mercato, il cosiddetto premium, percepito dal consumatore come un prodotto raffinato, artigianale con un prezzo più elevato e più facilmente associato alla polpa. Mentre Pomì è identificato più con la passata e destinato a una fascia più bassa e diffusa di mercato, presente molto al Sud e in oltre 60 Paesi all’estero, tra cui Stati Uniti, dove è presente uno stabilimento per la commercializzazione e distribuzione, Sudamerica, Cuba, Canada, Sudafrica e Giappone. Proprio su questo fronte il Consorzio, che vorrebbe mantenere distinti i due marchi, punta a sfruttare delle sinergie tra i due brand facendo crescere la quota di export del nuovo marchio acquisito.

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