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Lunedì 17 luglio 2017 - 15:37

Eni e il Fai aprono al pubblico le Saline Conti Vecchi in Sardegna

Per la prima volta un sito produttivo diventa visitabile
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Roma, 17 lug. (askanews) – Unire la valorizzazione storico-culturale e naturalistica insieme alla riconversione industriale di uno dei siti principali d’Italia: quello delle Saline Conti Vecchi ad Assemini, in Sardegna. Questo lo scopo della partnership tra Eni e Fai, Fondo ambiente italiano, che da maggio scorso, per dieci mesi l’anno, ha reso possibile l’apertura al pubblico di una delle oasi naturalistiche più importanti in Europa, estesa su 2700 ettari tra i comuni di Assemini, Capoterra e Cagliari popolata da circa 40mila esemplari di uccelli acquatici di 50 specie diverse tra cui i fenicotteri rosa.

Da una parte quindi la riqualificazione industriale – in cui Eni Syndial e Luigi Conti Vecchi hanno investito 60 milioni di euro, e dove lavorano oltre 300 persone tra lavoratori diretti e di imprese – con la costruzione di un nuovo impianto di lavaggio, essiccamento e confezionamento di sale alimentare, dall’altra l’affidamento al Fai di un contributo decennale per lo sviluppo di un piano di riqualificazione della Salina. Si tratta della prima esperienza di promozione culturale di un sito industriale produttivo, attivo dal 1931, con benefici sul piano economico e ambientale.

La riqualificazione degli impianti industriali della Conti Vecchi (società controllata da Syndial, che a sua volta è controllata da Eni), avviate nel 2013, ha consentito di confermare la storica attività legata alle produzioni chimiche nell’area di Macchiareddu, che dal golfo di Cagliari smista i prodotti a Porto Marghera, Priolo, Napoli e Livorno e di entrare anche nel mercato del sale alimentare, ad alto valore aggiunto.

Il Fai, grazie al contributo Eni per le ristrutturazioni e per la gestione del sito, ha restaurato gli immobili storici della Salina, realizzato una pista ciclabile e un collegamento mediante trenino elettrico che consente di visitare l’oasi naturalistica delle Saline. Ampio spazio è dedicato al racconto del sito, della sua storia e delle sue plurime valenze, anche attraverso tecnologie innovative e multimediali. Vengono realizzati inoltre laboratori didattici dedicate agli istituti scolastici, un centro di documentazione permanente sulla storia delle Saline e una grande sala polifunzionale.

Le Saline Conti Vecchi iniziarono l’attività produttiva nel 1931, a fronte della Concessione rilasciata con Decreto Regio nel 1921, producendo non solo il sale ma anche altre sostanze, come solfato di magnesio e cloruro di magnesio. Nel 1974 le Saline diventarono proprietà della Sir-Rumianca che sfruttava il sale per scopi industriali (produzione Pvc), segnando il passaggio a una realtà prettamente industriale.

Il complesso industriale di Assemini – Area Macchiareddu di Cagliari – realizzato nei primi anni ’60, era costituito da numerosi impianti produttivi correlati e integrati tra loro, riconducibili a otto società che nel 1964 sono confluite nella Rumianca Sud, a sua volta rilevata dal gruppo Sir nel 1968. Le Saline sono confluite in Eni nel 1984. Nell’aprile 2013 è stato fermato l’impianto produttivo di dicloroetano e nel contempo Eni Syndial ha avviato la riqualificazione del sito produttivo per la valorizzazione della vocazione produttiva – sale e cloro – con un investimento di circa 60 milioni di euro.

Ora Eni dal sale delle Saline Conti Vecchi estrae il cloruro di sodio, destinato al settore alimentare e al disgelo autostradale nelle regioni del Centro-Nord Italia. La produzione raggiunge le 400.000 tonnellate l’anno ed è specializzata in prodotti raffinati destinati al mercato alimentare d’eccellenza, come il “fior di sale”. L’attività estrattiva e produttiva si affianca a quelle di approvvigionamento, ingegneria e realizzazione dei progetti e di logistica dei rifiuti gestite da Syndial.

Dal 2005 a oggi Syndial ha attuato attività di bonifica e demolizioni per circa 320 milioni di euro e prevede di spendere altri 92 milioni di euro per il completamento degli interventi (suoli, falda e ultimazione demolizioni), oltre ai 74 milioni di euro previsti per la gestione dell’impianto di trattamento acque per i prossimi 15 anni.

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