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Mercoledì 14 giugno 2017 - 11:33

Start-up, I-Com: boom nell’innovazione energetica (+138%)

Ma Italia fanalino di coda su produzione brevetti"
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Roma, 14 giu. (askanews) – Le start-up in Italia continuano a crescere in maniera esponenziale: oggi quelle registrate sono 7.045, oltre il triplo rispetto a soli due anni fa. Di queste 1.045 (il 15,4%) sono attive in ambito energetico. Negli ultimi quattro anni il numero di start-up è aumentato con un tasso medio annuo del 142% per il campione complessivo e del 138% per le sole start-up energetiche. Tuttavia, se da un lato l’Italia si distingue per lo sviluppo crescente di imprese innovative, dall’altro si conferma fanalino di coda nel settore elettrico ed energetico per quel che riguarda la produzione di brevetti, nonostante le risorse destinate a incentivare la generazione elettrica da fonti rinnovabili, in particolare il fotovoltaico.

È quanto emerge dal Rapporto annuale sull’innovazione energetica dell’Istituto per la Competitività, I-Com, presieduto da Stefano da Empoli, presentato stamani in occasione del convegno “Una strategia per l’innovazione energetica. Dai laboratori di ricerca alle case degli italiani”, che si è tenuto oggi a Roma. Il Rapporto, quest’anno alla nona edizione, è sviluppato nell’ambito dell’Osservatorio Innov-E, diretto da Antonio Sileo e supportato da Gruppo API, Assogasmetano, Acquirente Unico, Axpo, CESI, CNH Industrial, e2i Energie Speciali, Enel, E.ON, Terna.

Secondo lo studio di I-Com, alle sole start-up energetiche attive sul territorio nazionale è associabile un contributo al PIL nazionale stimato fino a 244 milioni di euro, pari a circa il 17% del valore complessivo delle start-up made in Italy. “Sono le regioni settentrionali ad assorbire la maggior parte del valore economico complessivamente generato dalle start-up energetiche (circa il 70%), con la restante parte suddivisa tra le regioni del Centro e del Sud. Le start-up energetiche del Nord tendono a produrre decisamente di più (873 mila euro per start-up) rispetto alle start-up operanti in altri settori (767 mila euro). Mentre le imprese innovative energetiche attive nel Centro e nel Sud d’Italia si fermano in media a poco più di 550 mila euro”, ha dichiarato Stefano da Empoli, presidente di I-Com.

“Tuttavia, sono proprio due regioni del Mezzogiorno a distinguersi per propensione all’attività brevettuale: in Sardegna e Molise, poco meno della metà del numero di start-up energetiche ha depositato un brevetto (o registrato un software). A differenza della Lombardia dove, a dispetto dei valori assoluti, sono meno di un terzo quelle che brevettano (32%)”, ha chiarito Antonio Sileo, direttore dell’Osservatorio Innov-E di I-Com. “Ciò conferma l’importanza che questa forma imprenditoriale riveste nelle economie regionali più deboli, dove può rappresentare un volano per la crescita del settore”.

Sul fronte brevetti, I-Com rileva che per la prima volta dal 2008 diminuisce il numero di brevetti in ambito energetico (-0,4% nel 2015 rispetto al 2014). Il contributo maggiore per numero di brevetti richiesti lo dà il Giappone, dove nel 2015 è stato richiesto un terzo del totale dei brevetti nel campo dell’energia (33%). Segue la Cina, che ha visto incrementare il numero di richieste da poche centinaia nel 2005 alle oltre 16.000 del 2015 (pari al 20% complessivo). Mentre calano gli USA (dal 18% del 2015 al 14% del 2015) e la Corea del Sud (dal 14% del 2005 all’11% del 2015). Resta molto marginale il peso dell’Italia, pari allo 0,7 del totale (620 brevetti richiesti nel 2015, in lieve aumento rispetto all’anno precedente quando si erano fermati a 592). Meno della metà in termini percentuali rispetto alla quota che il nostro Paese ha sul numero complessivo di brevetti (1,5% nel 2015).

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