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Venerdì 13 gennaio 2017 - 20:10

Anche Dbrs retrocede l’ Italia a BBB

Era l'ultima delle grandi agenzie a tenerlo in area A
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New York, 13 gen. (askanews) – L’agenzia di rating Dbrs ha tagliato il rating sull’Italia a BBB (high, alto) con trend “stabile”. L’agenzia – che ha sede a Toronto, in Canada, e uffici a New York, Chicago e Londra – ha rivisto il suo giudizio considerando “una combinazione di fattori inclusa l’incertezza rispetto alla abilità politica di sostenere gli sforzi per riforme strutturali e la continua debolezza del sistema bancario, in un periodo di fragilità della crescita”.

“DBRS ritiene che, in seguito al referendum bocciato sulle modifiche costituzionali che avrebbe potuto fornire una maggiore stabilità di governo e la successiva dimissioni del primo ministro Renzi, il nuovo governo ad interim può avere meno spazio per passare ulteriori misure, limitando così il rialzo delle prospettive economiche”, si continua a leggere nel documento che motiva la decisione. Dbrs era l’ultima grande agenzia di rating a mantenere il rating dell’Italia in area A. Fino ad oggi infatti il giudizio era A (low, basso) con trend “stabile”.

L’agenzia di rating sostiene inoltre che gli elementi che le hanno fatto scegliere di tagliare il giudizio sull’Italia sono sia la debolezza del sistema bancario che l’incertezza sulle elezioni.

“Esiste – rilevano gli analisti di DBRS – una mancanza di chiarezza sui tempi delle elezioni. DBRS ritiene improbabile che le prossime consultazioni si svolgano prima dell’autunno 2017 dal momento che le trattative parlamentari sulla legge elettorale prenderanno del tempo. DBRS ritiene inoltre che probabilmente la prossima legge elettorale avrà una più alta componente proporzionale, aumentando le probabilità di avere una coalizione di partiti tradizionali e abbassando le possibilità dei partiti euroscettici. Nondimeno, il sostegno per i partiti di opposizione potrebbe aumentare se le condizioni economiche non dovessero migliorare, specialmente per i giovani e per i disoccupati a lungo termine”.

Sul versante del credito, “Nonostante i recenti piani per il sostegno delle banche, il livello dei crediti in sofferenza continua a rimanere molto alto, colpendo la capacità del settore bancario di agire come intermediario per il sostegno dell’economia”. E ancora Dbrs aggiunge: “In questo contesto una crescita lenta ha portato a un persistente ritardo nella riduzione di un debito pubblico molto alto, lasciando il paese molto più esposto a colpi sfavorevoli”. “Un deterioramento nelle “politiche monetarie e nella stabilità finanziaria” e nel “contesto politico” sono stati fattori centrali per il taglio”, si legge nella nota.

Tornando ai crediti in sofferenza, Dbrs sostiene che “anche se il governo italiano ha messo in atto diverse misure per facilitare lo smaltimento delle sofferenze, queste hanno finora avuto una scarsa efficacia e la debolezza del settore bancario rimane un fattore di valutazione”. Infine, anche se “la decisione di istituire un fondo da 20 miliardi di euro (1,2% del PIL) per sostenere le banche in difficoltà è un buon inizio, non rimuove completamente l’incertezza circa la vulnerabilità del sistema bancario italiano, né apre in modo chiaro la strada a una significativa riduzione del livello di sofferenze”.

red

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