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Giovedì 1 dicembre 2016 - 19:39

Fca, Fiom: su sito di Mirafiori pesano ritardi e incertezze

Bellono, ma incontro con azienda è stato utile
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Torino, 1 dic. (askanews) – Lo stabilimento di Mirafiori è in ritardo rispetto ai piani annunciati dalla azienda. E’ quanto rileva la Fiom dopo l’incontro separato svoltosi oggi all’Unione Industriale a Torino con la delegazione aziendale Fca, guidata da Pietro De Biasi, responsabile delle relazioni industriali del gruppo, per fare il punto sulle prospettive del sito torinese. “Si registra lo slittamento degli investimenti a suo tempo annunciati e un incertezza oggettiva che riguarda le diverse attività – sottolinea il segretario provinciale Fiom Federico Bellono – dagli enti centrali alle progettazioni che hanno poco lavoro, alle Carrozzerie dove i modelli Levante Maserati e Mito destinata a ucire di produzione, non sono sufficienti a saturare l’organico, alle Meccaniche dove si produce un cambio che ha più di vent’anni”. “L’incontro è stato comunque utile – prosegue Bellono – non deve restare un fatto estemporaneo, ma proseguire con un confronto sua a livello locale che nazionale”.

Attualmente, spiega la Fiom, il sito di Mirafiori occupa circa 14mila addetti, di cui oltre la metà, 7600 impiegati.

“Abbiamo chiesto questo confronto – prosegue Bellono – per accendere un faro sul più grande insediamento di Fca in Italia, nel quale i diversi settori sono spesso connessi e rimandano alle strategie più generali del gruppo. Insomma: Fca a Torino non è solo il suv Levante”. “La situazione degli Enti Centrali – spiega Bellono – evidenzia un oggettivo ritardo sui nuovi modelli, oltre a quelli già annunciati e questo rappresenta un problema per più stabilimenti italiani, in particolare Pomigliano e la stessa Carrozzeria di Mirafiori, dove insieme al Levante occorre un altro nuovo prodotto che sia anche in grado di sostituire in prospettiva la Mito”. “Questi problemi – prosegue il sindacalista della fiom – si ribaltano in modo evidente in settori di Mirafiori più piccoli ma emblematici, come le Costruzioni Sperimentali (300 persone), la cui attività è sempre stata dedicata alla preparazione di nuovi modelli, mentre al momento ci si limita ad interventi di modifica del Ducato per utilizzi particolari. Per i 600 addetti delle Presse – prosegue Bellono – siamo al quarto anno di cassa integrazione straordinaria, mentre alle Meccaniche si continua a produrre lo stesso cambio dal 1993: in questo caso c’è un chiaro problema di prospettiva, in quanto all’obsolescenza del prodotto si accompagna il fatto che in Italia ci si sta orientando sempre più verso la produzione di modelli alto di gamma, a fronte di un cambio destinato invece a vetture medie e piccole”. “Tra l’altro – dichiara ancora Bellono – si fa un gran parlare di auto elettrica, ma su Torino, e sull’Italia, non si intravede ad oggi praticamente nulla, nonostante le competenze presenti al Centro ricerche Fca ma anche in Marelli. Abbiamo quindi chiesto lumi sulle prospettive future, consapevoli che il confronto deve continuare a livello di singolo settore per gestire al meglio i problemi contingenti, ma dentro un quadro più chiaro sulle scelte generali di investimento di Fca in Italia, e a Torino in particolare”.

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