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Giovedì 21 luglio 2016 - 15:59

Confindustria: II trimestre Pil +0,15%, crescono rischi al ribasso

All'incertezza per la Brexit si sommano difficoltà banche
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Roma, 21 lug. (askanews) – Nel secondo trimestre del 2016 il Pil italiano è aumentato dello 0,15% inferiore allo 0,25% stimato e la previsione per i successivi tre mesi è “non molto più vivace”. Lo sottolinea il centro studi di Confindustria (Csc).

“All’incertezza derivante dalla Brexit – dicono gli analisti di viale dell’Astronomia – si sommano le difficoltà del sistema bancario (non solo in Italia). Fattori che accrescono i rischi al ribasso per l’andamento dell’economia italiana”.

In Italia, prosegue il Csc, “la risalita della produzione industriale, già molto disomogenea tra settori e quindi poco solida, ha subito una nuova battuta d’arresto nel secondo trimestre e, di conseguenza, costringe a rivedere all’ingiù le stime di variazione del Pil”.

L’export è “in recupero”, mentre “l’aumento della domanda interna si sta infiacchendo a causa dei consumi, con gli investimenti che invece tengono il passo”. A giugno il Pmi Markit composito (pre-Brexit) per l’Italia segnala espansione dell’attività a un ritmo più veloce di quello rilevato in maggio (+1,8 punti, a 52,6). Tuttavia, l’indice nel secondo trimestre è inferiore a quello medio del primo (52,2 da 53,4). Il Pmi manifatturiero segnala accelerazione (+1,1 punti a 53,5) grazie alla più forte crescita di produzione, ordini ed esportazioni.

Anche nei servizi l’attività è avanzata più delle attese, dopo la stagnazione rilevata in maggio (51,9 da 49,8); dinamica mensile più robusta anche per i nuovi ordini. Le esportazioni italiane sono diminuite, a prezzi costanti, dello 0,4% a maggio su aprile (stime Csc). Nell’ultimo bimestre hanno registrato, comunque, un incremento del 2,4% sul primo trimestre, grazie a maggiori vendite sia nei paesi Ue (+2,0%) sia in quelli extra-Ue (+3,0%). In aumento anche l’export della Germania (+1,2% nel bimestre) e, marginalmente, quello della Francia (+0,2%).

Gli indicatori qualitativi sugli ordini esteri del manifatturiero italiano in giugno, che non registrano ancora le ripercussioni negative della Brexit, indicano prospettive in miglioramento per i mesi estivi: a 54,6 la componente Pmi (+2,6 punti su maggio) e a -17 il saldo dei giudizi delle imprese (+1 punto). In risalita, ma ancora deboli, gli indicatori degli scambi globali: +1 punti la componente ordini esteri del Pmi in giugno (a 49,9, sotto la soglia neutrale di 50 per il quinto mese consecutivo) e in aumento in luglio, ma su valori bassi, il Baltic index, che misura il costo dei noli navali per le materie prime.

A giugno le condizioni per investire sono meno favorevoli: il saldo dei giudizi si è attestato a 6,1 (da 8,8 in marzo). Calano anche le attese a tre mesi sulle condizioni in cui operano le imprese (saldo a 4,9 da 8,5; Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore). Tuttavia, gli imprenditori prevedono un aumento degli investimenti del 2,5% nel 2016 e tra i produttori di beni strumentali avanzano nel secondo trimestre i giudizi sugli ordini interni (saldo a -20,3 da -21,7 nel primo) e sono stabili le attese (Istat). Ciò indica che procedono i programmi di acquisto di beni d’investimento, grazie anche alle misure governative ad hoc.

Positiva la dinamica dei consumi. L’indicatore Icc in volume è salito dello 0,3% in aprile-maggio sul primo trimestre e le immatricolazioni di auto del 2% nel secondo trimestre sul primo. Le prospettive sono, però, incerte. L’andamento debole dei prezzi (-0,4% annuo a giugno; +0,4% l’indice core) sostiene il reddito reale delle famiglie, ma il saldo dei giudizi sugli ordini interni dei produttori di beni di consumo è sceso a -16,3 nel secondo trimestre (da -14 nel primo). Il terzo calo consecutivo della fiducia dei consumatori preannuncia maggiore prudenza nella spesa: in giugno -2,3 punti a 110,2 (-3,6 punti nel secondo sul primo).

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