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Giovedì 7 luglio 2016 - 12:14

Ocse promuove il Jobs Act, ora lanciare Anpal e deroghe contratti

Scongiurato il rischio di effetti negativi riforme a breve
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Roma, 7 lug. (askanews) – Sulle riforme del mercato del lavoro e il Jobs Act in particolare l’Italia è riuscita a scongiurare il rischio di “effetti indesiderati a breve termine”, sia perché ha un mercato molto segmentato, sia per l’incentivazione del contratto a tutele crescenti che ha favorito “una creazione netta di occupazione” lo afferma l’Ocse nel capitolo sulla Penisola del suo rapporto annuale sull’occupazione.

“L’Employment Outlook 2016 analizza in dettaglio gli effetti sul mercato del lavoro di riforme strutturali, incluse quelle del mercato del lavoro. I risultati – rileva l’Ocse – suggeriscono che se in teoria c’è il rischio che queste riforme possano avere effetti indesiderati a breve termine, questi effetti non sono rilevanti quando le riforme intervengono in mercati del lavoro fortemente segmentati, come quello italiano. Questa evidenza internazionale è corroborata dall’esperienza di diversi paesi europei come la Spagna, il Portogallo e l’Italia”.

“Nel caso italiano, in particolare, il Jobs Act ha incentivato l’uso di contratti a tutele crescenti al posto di contratti temporanei con creazione netta di occupazione. Inoltre – prosegue l’ente parigino – le nuove norme si applicano solo ai nuovi assunti ed incentivano quindi le assunzioni senza distruzione di posti esistenti. Infine, il Jobs Act ha esteso la copertura dei sussidi di disoccupazione e rafforzato le politiche attive di sostegno alla ricerca del posto di lavoro che secondo i risultati dell’Employment Outlook 2016 sono importanti strumenti complementari per rafforzare gli effetti positivi delle riforme”.

L’azione di riforma deve quindi continuare, afferma ancora lo studio. “In particolare per rendere pienamente operativa l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (Anpal). Inoltre, consentire di derogare dal contratto nazionale in caso di difficoltà economica permetterebbe alle imprese di usare altri margini di aggiustamento oltre all’occupazione. Infine, ridurre i vincoli alla concorrenza nelle industrie di rete ai livelli delle migliori pratiche Ocse, rendendo quindi i loro servizi più convenienti alle imprese che ne fanno uso, aumenterebbe l’impiego di circa il 1,7 per cento nel lungo termine”.

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