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Sabato 21 maggio 2016 - 14:59

Confartigianato: il 42% delle start up chiude prima di 3 anni

Mentre per imprenditori anziani è complicato passare il testimone
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Roma, 21 mag. (askanews) – Per le neo imprese italiane è difficile sopravvivere ai primi anni di vita ma anche per gli imprenditori anziani è altrettanto complicato passare il testimone a chi vuole prendere in mano le redini dell’azienda.Il 42% delle imprese nate nel 2010, pari a 111.325 aziende, ha cessato l’attività a 3 anni dalla nascita. E con loro sono andati distrutti 144.301 posti di lavoro. Nel frattempo, tra il 2006 e il 2016 303.176 piccole imprese con tanti anni di attività sono interessate dal passaggio generazionale e attendono di essere rilevate da un successore.

Sono i due problemi chiave rilevati in un rapporto presentato oggi dai Giovani imprenditori di Confartigianato durante l’Assemblea svoltasi a Courmayeur, che ha eletto il nuovo presidente nella persona di Damiano Pietri, 37 anni, imprenditore di Modena, titolare di un’impresa specializzata nella produzione di bilance di precisione. Damiano Pietri guiderà fino al 2020 il Movimento che rappresenta gli imprenditori artigiani under 40.

I giovani imprenditori di Confartigianato hanno sottolineato la necessità di favorire la trasmissione d’impresa per non disperdere il patrimonio economico e di competenze professionali consolidato nelle aziende che hanno molti anni di attività alle spalle.

“Non solo start up: chiediamo al Governo – ha detto Pietri – di concentrare l’attenzione e gli investimenti sul passaggio generazionale nelle imprese italiane. Nelle aziende ‘anziane’ c’è un grande valore economico e di cultura produttiva che deve essere preservato e rilanciato dai giovani, sostenendo e facilitando il passaggio di testimone a chi, erede del titolare o dipendente, vuole rilevare l’impresa con gli stessi incentivi fiscali e creditizi oggi previsti per far nascere le start up”.

Dal rapporto di Confartigianato emerge, infatti, che se le start up innovative costituite dal 2012 ad oggi sono soltanto 5.324, aumenta in generale il tasso di cessazione a 3 anni di vita delle neo imprese. Tra il 2001 e il 2010 è cresciuto di 10 punti percentuali: dal 32% per le imprese nate nel 2001 è passato al 42% per le aziende costituite nel 2010. La mortalità più alta si registra nel Lazio (42,2%), in Sicilia (38,4%), Campania (37,9%), Toscana (37,5%), Abruzzo (37,2%).

A livello provinciale, la situazione peggiore riguarda Roma con un tasso di cessazione a 3 anni di vita delle imprese costituite nel 2010 che raggiunge il 44,7%. Seguono Prato (44,1%), Catania (41,5%), Lucca (40,9%), Caserta (40,6%). Il settore maggiormente penalizzato dalla precoce mortalità imprenditoriale è quello delle costruzioni che, a causa di questo fenomeno, dal 2010 ha perso 29.364 addetti. A fronte della fragilità delle imprese più giovani, cresce la domanda di trasmissione d’impresa da parte delle aziende ‘anziane’.

Nel 2015 gli imprenditori italiani over 65 sono l’8,2% del totale, una quota superiore di 2,2 punti rispetto al 6,4% della media europea. Dal 2005 al 2014 la quota di titolari d’azienda anziani interessati al passaggio generazionale e alla trasmissione d’impresa è aumentata del 43,3% (34.605 in più).E dal 2006 ad oggi il passaggio generazionale nelle piccole imprese fino a 9 addetti ha riguardato il 27,3% delle aziende, al ritmo di 53 imprese al giorno. Nella classifica regionale la quota maggiore di piccole imprese coinvolte nel passaggio generazionale entro il 2016 si rileva in Basilicata (21%). Seguono Sicilia (20,8%), Molise (20,2%), Liguria (20%).

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