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Lunedì 18 aprile 2016 - 15:58

Ocse: contraffazione ruba 461 mld, Italia la più colpita dopo Usa

Quasi 1 bene contraffatto su 6 danneggia marchi tricolori
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Roma, 18 apr. (askanews) – Contraffazione e pirateria hanno un giro d’affari che sfiora i 500 miliardi di dollari l’anno e l’Italia è il secondo Paese più colpito al mondo, dopo gli Usa e davanti alla Francia. Lo afferma l’Ocse, in un rapporto sul fenomeno secondo cui i beni contraffatti corrispondono al 2,5 per cento dei beni totali importati a livello globale, per un controvalore di 461 miliardi di dollari nel 2013.

E nella sola Unione europea questa quota di pirateria sull’import totale sale al 5 per cento. All’opposto a primeggiare tra i produttori di beni contraffatti è la Cina, che da sola corrisponde al 63,2 per cento del totale laddove il secondo Paese da cui originano questi prodotti, la Turchia, ha solo un 3,3 per cento di quota.

Guardando alle vittime, primi in graduatoria si piazzano gli Usa i cui brevetti o marchi sono oggetti di contraffazione nel 20 per cento dei casi, uno su cinque. Segue l’Italia con il 15 per cento, quasi un caso su sei a dispetto di una mole economica ben più ridotta degli Usa. Francia e Svizzera sono al 12 per cento mentre Germania e Giappone all’8 per cento, secondo l’Ocse.

E “a differenza di quanto si crede comunemente, i risultati del rapporto contraddicono l’idea che la contraffazione danneggi solo grandi imprese e beni di lusso2, avverte Doug Frantz, vice segretario generale dell’Ocse in una nota. La contraffazione ormai spazia dalle borse ai macchinari, dalla chimica ai profumi e al tempo stesso mette a repentaglio la sicurezza degli utenti finali, perché spesso questi prodotti non hanno le caratteristiche degli originali. E possono essere accompagnati da informazioni fasulle e ingannevoli, come sui giocattoli.

Il rapporto Ocse peraltro copre tutti i beni fisici, ma non si estende alla pirateria online che tuttavia è un ulteriore salasso per l’economia regolare. Secondo lo studio la pirateria ha la capacità di cambiare canali in modo da adattarsi all’azione di contrasto e trovare nuovi punti deboli di ingresso, nei mercati finali.

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