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Lunedì 18 aprile 2016 - 15:32

Csc: faticosa risalita Pil, ora politica industriale per rilancio

Dal 2008 il Pil è calato del 9,1%
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Roma, 18 apr. (askanews) – L’economia italiana è “faticosamente avviata sulla strada della risalita”, dopo una doppia recessione che, dal 2008, ha fatto calare il Pil del 9,1%. Circa la metà di questa diminuzione ha purtroppo carattere “persistente e non ciclico, frutto della distruzione di capacità produttiva”.Se non si ricostituisce il tessuto manifatturiero del Paese, che ha visto crollare il valore aggiunto del 17,0% tra il 2007 e il 2014 (-660 mila occupati), le prospettive di crescita dell’intera economia “resteranno modeste negli anni a venire, schiacciate da una bassa dinamica della produttività”. A lanciare l’allarme è il Centro Studi di Confindustria che chiede al governo di avviare, già con il Def, una politica industriale per il rilancio del Paese.

Dall’industria di trasformazione, infatti, originano gran parte degli sforzi innovativi del sistema produttivo italiano (il 72,1% del totale speso in R&S proviene dalla manifattura), da cui originano guadagni di efficienza a beneficio dell’intero sistema economico. Dal manifatturiero, poi, provengono la quasi totalità dei beni esportabili (l’82,3%) che servono a pagare le bollette energetiche e, in generale, a finanziare le importazioni di un paese povero di risorse naturali come l’Italia.

L’importanza della manifattura per l’intera economia italiana “appare sottostimata se valutata solo in termini del suo peso diretto sul Pil. La manifattura è il cuore nevralgico della rete degli scambi intersettoriali, acquistando, più di qualunque altro comparto produttivo, beni e servizi dal resto dell’economia. Per questo motivo, un euro attivato dalla manifattura genera un effetto moltiplicatore quasi doppio sull’output dell’intera economia italiana (1,83 euro), superiore anche a quello delle costruzioni (1,76)”.

La politica industriale è “indispensabile in questo contesto per spingere l’Italia verso nuove frontiere tecnologiche e guidarla su percorsi di sviluppo a più elevato potenziale, accelerando il recupero del terreno perso negli ultimi anni”. Occorre, secondo gli economisti di Confindustria, “con urgenza favorire la creazione di un sistema forte di relazioni tra imprese, università ed enti di ricerca, capace di generare nuove conoscenze e nuove competenze, attrarre forza lavoro qualificata e porre le basi di una crescita più elevata e sostenibile”.

Il primo passo della nuova attenzione all’industria e di un disegno della politica industriale “sta nel riconoscere che anche interventi legislativi non espressamente indirizzati al manifatturiero hanno degli impatti significativi sul tessuto produttivo del Paese”. Di questi impatti bisogna sempre tenere conto. A cominciare “dal Documento di Economia e Finanzia e dal Piano Nazionale della Ricerca , entrambi attualmente in discussione in Parlamento”.

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