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Giovedì 24 marzo 2016 - 07:03

Fmi: la spinta sull’economia data da calo greggio ancora non c’è

Ci sarà, paradossalmente, dopo recupero delle quotazioni
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Roma, 24 mar. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ammette di essersi sbagliato nell’avere sostenuto che il calo dei prezzi del petrolio avrebbe sostenuto l’economia globale. In un documento, l’istituto di Washington riconosce che “la tanta anticipata spinta per l’economia globale deve ancora materializzarsi” e “paradossalmente”, quella spinta “apparirà soltanto dopo che i prezzi si saranno risollevati un po’ e le economie avanzate avranno fatto progressi superando l’attuale contesto caratterizzato da tassi di interesse bassi”.

Gli autori della ricerca – Maurice Obstfeld, capo economista del Fondo; da Gian Maria Milesi-Ferretti, vicedirettore del dipartimento di Ricerca; da Rabah Arezki, a capo della divisione del dipartimento di Ricerca dell’Fmi dedicata alle materie prime – ricordano che lo scivolone dell’oro nero rispetto al giugno 2014 è pari al 65%, o a 70 dollari. Ciò “ha lasciato molti osservatori perplessi inclusi noi al Fondo che avevamo creduto che il declino dei prezzi sarebbe stato un plus netto per l’economia globale, ledendo ovviamente gli esportatori ma garantendo guadagni agli importatori” creando un effetto controbilanciante. Gli esperti dell’Fmi fanno notare che “i mercati azionari globali non hanno chiaramente creduto a questa teoria dal momento che negli ultimi sei mesi o più l’azionario è in generale calato quando il petrolio scivolava, non quello che ci aspettavamo se la contrazione dei prezzi del greggio avesse aiutato l’economia globale”.

Il Fondo non manca di fare notare che “dall’agosto 2015 la correlazione tra azionario e greggio non solo è stata positiva, è anche raddoppiata rispetto a un altro periodo iniziato nell’agosto 2014 (pur non raggiungendo un livello senza precedenti)”. L’Fmi sottolina che diversamente da quanto osservato nel passato, uno dei fattori che condiziona il nesso tra l’azionario e il barile è il seguente: “molte economie avanzate hanno tassi di interesse nominali a o vicino allo zero”.

“Rispetto a cicli precedenti, prezzi del petrolio in ribasso questa volta coincidono con un periodo di lenta crescita economica, così lenta che le principali banche mondiali hanno poca o nessuna capacità di abbassare ulteriormente i tassi di interesse al fine di sostenere la crescita e combattere pressioni deflative”. La tesi degli esperti dell’istituto guidato da Christine Lagarde è che “prezzi del petrolio che restano bassi con persistenza complicano la condotta della politica monetaria, portando al rischio di aspettative disancorate sull’inflazione”. Inoltre, un barile con prezzi così bassi “potrebbe innescare default aziendali e sovrani, cosa che potrebbe avere una ricaduta sui mercati finanziari già nervosi”. Per questo, conclude il Fondo, “è ancora più urgente il sostegno alla domanda da parte della comunità globale insieme a riforme strutturali e del settore finanziario specifiche per una gamma di Paesi”.

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