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Mercoledì 23 marzo 2016 - 16:08

Bpm-Banco, Bce paziente su piano industriale, rigorosa su capitale

Nouy: "La nuova banca deve esser forte da subito"
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Roma, 23 mar. (askanews) – Un occhio chiuso, ma solo momentaneamente, sul piano industriale che si fa attendere. Ma l’altro scrupolosamente attento all’osservanza di quello che è l’obiettivo della vigilanza europea: dalla fusione di Banco Popolare con la Banca Popolare di Milano deve nascere una banca “che risulti forte da subito”. Alla prima conferenza stampa di presentazione del rapporto annuale della vigilanza Bce sulle banche, la presidente del Single Supervisory Mechanism, Danièle Nouy, ha di fatto spiegato quali siano i paletti prescritti per l’operazione.

Requisiti tanto più rilevanti perché, come aveva già avvertito ieri durante una audizione al Parlamento europeo, oltre a dar vita a quella che sarebbe la terza maggiore banca italiana, questa fusione potrebbe anche fare da apripista a una serie di operazioni simili. Anzi, la speranza è proprio quella.

“Riteniamo – ha proseguito la Nouy – che l’obiettivo che ci è stato assegnato sia quello di garantire che le banche siano solide e sicure. Sappiamo che diversi sviluppi devono avvenire;ad esempio nei paesi dove il sistema bancario non è molto concentrato, oppure non è abbastanza concentrato, le fusioni sono auspicabili”. E l’Italia “è uno dei paesi dove ci sono spazi per avere fusioni che portino a banche più redditizie e con modelli di business migliori. Per questo obiettivo lavoriamo bene con le autorità italiane”.

Ripetutamente interpellata su Bpm-Banco popolare, la numero uno della vigilanza Ue ha esordito mettendo le mani avanti: “Non commenterò la situazione di singole banche”, ha detto. Ma poi ha finito per chiarire quali siano gli aspetti che stanno maggiormente a cuore all’autorità comunitaria, in questo caso come in generale. “Dico solo che le fusioni sono operazioni delicate per le banche. Sappiamo tutti che in passato ci sono state fusioni fatte in tutti i paesi, non specificatamente in Italia, che hanno portato a banche più deboli di quelle da cui si partiva”.

Quindi “vogliamo assicurare che qualunque banca che nasca da una fusione risulti forte da subito”. In particolare per una istituzione che “sarebbe la terza maggiore banca italiana”.

Il via libera potrebbe arrivare anche prima della formalizzazione di un piano industriale. Concedendosi forse una nota pungente, la Nouy ha risposto ad una domanda specifica notando come la vigilanza europea sia “interessante anche perché di tanto in tanto emergono differenze culturali. In quello che era il mio precedente incarico (capo della vigilanza bancaria in Francia-ndr) la prima cosa che due banche avrebbero messo sul tavolo, discutendo una fusione, è un piano industriale della nuova entità. Prima di qualunque altra cosa”.

“Ma dai miei colleghi italiani mi è stato spiegato che non è così che finora hanno funzionato le cose in Italia, che (il piano industriale) viene un po più tardi. Va bene, ne prendiamo atto, il supervisory board ha chiesto il piano industriale e continua a volerlo vedere ma non è una precondizione per muovere avanti sulle discussioni”. Quindi, ha concluso la Nouy “probabilmente ci sarà una risposta prima di ricevere il business plan”.

In ogni caso, sui requisiti di solidità patrimoniale messi in rilievo dalla vigilanza Bce “da quel che leggo sulla stampa italiana, che parla tantissimo, le condizioni che abbiamo posto, che sarebbero state le stesse per qualunque banca in qualunque altro Paese, sono state capite e saranno attuate.Così sembra che adesso si possa procedere piuttosto rapidamente, che le cose potranno andare avanti. Quindi – ha concluso la Nouy – aspettiamo che vadano avanti”.

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