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Giovedì 17 marzo 2016 - 15:46

Confindustria, fair play tra Vacchi e Boccia. Il 31 rush finale

Programmi a confronto nel primo faccia a faccia ufficiale
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Roma, 17 mar. (askanews) – Comincia con un abbraccio il primo faccia a faccia tra Alberto Vacchi e Vincenzo Boccia. Fair play, una volta finito il silenzio stampa imposto dai saggi, è la parola d’ordine dei due candidati rimasti in pista per la presidenza di Confindustria dopo l’uscita di scena di Aurelio Regina e Marco Bonometti. Davanti ai 198 membri del Consiglio generale, chiamati il 31 marzo a designare con voto segreto il successore di Giorgio Squinzi, i due contendenti hanno illustrato i propri programmi e obiettivi per i prossimi quattro anni dopo aver ascoltato una breve relazione dei saggi sull’andamento delle consultazioni con la base confindustriale. E proprio dai tre saggi, Adolfo Guzzini, Giorgio Marsjai e Luca Moschini, è venuta una secca smentita sui numeri dei consensi circolati. Numeri che, ad oggi, restano top secret anche se quello che si profila, stando ai rumors, è un testa a testa.

Guardando ai contenuti, Boccia ha puntato l’attenzione sulla necessità di avviare “una grande stagione di recupero della produttività” perchè ci deve essere una vera e propria “ossessione” per la crescita del Paese e delle imprese. In questo percorso “le relazioni industriali – ha spiegato l’a.d. di Arti Grafiche Boccia – devono essere un grande fattore di competitività per il Paese con una grande piattaforma nell’interesse di tutti, e non contro qualcuno, per le imprese e per i lavoratori”. Del resto “negli ultimi dieci anni abbiamo perso rispetto alla Germania 30 punti di costo di lavoro per unità di prodotto”. Prioritario, a giudizio di Boccia, anche affrontare la questione fiscale visto il sistema “troppo oppressivo” e agire sulla riforma dello Stato andando avanti con le semplificazioni. Grande attenzione, infine, al Sud che “non ha bisogno di politiche speciali ma di politiche più intense”.

Vacchi, nel suo programma, ha dato molto spazio alla filiera orizzontale giudicata determinante per la competitività del Paese. Sul fronte delle politiche industriali, a giudizio del patron dell’Ima, occorre “riconquistare spazio al tavolo delle decisioni pubbliche”. Fondamentale, poi, non fare differenze tra piccole e grandi imprese e puntare, per il futuro, sull’importanza della filiera. Quanto alle relazioni industriali, per Vacchi l’impegno primario della prossima presidenza deve essere quello di riuscire a dare alle imprese di ogni dimensione “una scatola degli attrezzi costruita a livello interconfederale” dalla quale ogni azienda può scegliere il modello di contrattazione “più coerente con le proprie esigenze”. E a chi pensa sia meglio stare fuori Confindustria, Vacchi risponde in modo netto: “Sono convinto sia sbagliato ritenere che per avere libertà di decisione nei rapporti di lavoro sia meglio non essere associati a Confindustria. Semmai è vero proprio il contrario.

Appartenere a Confindustria significa disporre di un ulteriore valore aggiunto a disposizione dell’impresa”.

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