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Giovedì 17 marzo 2016 - 16:48

Confindustria, ecco i 7 punti del programma di Vacchi

Politica industriale non sia diversa per grandi e piccole imprese
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Roma, 17 mar. (askanews) – Costruzione di un’agenda partecipata coinvolgendo i territori, evoluzione del sistema industriale verso il mondo digitale, politiche industriali che non facciano differenze tra piccole e grandi imprese. Formazione, ricerca e innovazione ma anche comunicare il ruolo dell’impresa nella società. Relazioni industriali che mettano al centro le esigenze dell’impresa per il recupero della competitività. Far evolvere Confindustria attraverso il rinnovamento organizzativo e la piena attuazione della riforma Pesenti. Sono questi i sette punti del programma illustrato da Alberto Vacchi, candidato in corsa per la presidenza di Confindustria, al Consiglio generale.

Entrando nel dettaglio, per Vacchi è prioritario passare dalle parole ai fatti sul fronte dell’Agenda digitale per arrivare ad una “amministrazione più efficiente e trasparente” perchè “la digitalizzazione è un diritto per l’impresa”.

Sul fronte delle politiche industriali, a giudizio del patron dell’Ima, occorre “riconquistare spazio al tavolo delle decisioni pubbliche”. Fondamentale, poi, non fare differenze tra piccole e grandi imprese e puntare, per il futuro, sull’importanza della filiera.

Quanto alle relazioni industriali, per Vacchi l’impegno primario della prossima presidenza deve essere quello di riuscire a dare alle imprese di ogni dimensione “una scatola degli attrezzi costruita a livello interconfederale” dalla quale ogni azienda può scegliere il modello di contrattazione “più coerente con le proprie esigenze”. E a chi pensa sia meglio stare fuori Confindustria, Vacchi risponde in modo netto: “Sono convinto sia sbagliato ritenere che per avere libertà di decisione nei rapporti di lavoro sia meglio non essere associati a Confindustria. Semmai è vero proprio il contrario. Appartenere a Confindustria significa disporre di un ulteriore valore aggiunto a disposizione dell’impresa”.

Infine, guardando all’interno dell’Associazione, il numero uno degli industriali bolognesi sottolinea la necessità di un “sistema integrato che si parli di più e che non lasci nessuno in un angolo”.

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