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Venerdì 11 marzo 2016 - 17:30

Confimi: nuova norma su dimissioni digitali non tutela da furbetti

Vice pres Conf. Industria manifatturiera Alberti: percorso a ostacoli
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Roma, 11 mar. (askanews) – Dal 12 marzo entrano in vigore ledimissioni digitali. Da sabato, quindi, un lavoratore che vorràabbandonare liberamente il proprio posto dovrà sottostare a unaprocedura informatica tutt’altro che semplice. Ancora una volta,non solo tempo perso per il lavoratore, ma anche nuoviadempimenti per le imprese. A sostenerlo è Arturo Alberti, VicePresidente Vicario con delega alle relazioni industriali diConfimi Industria, la Confederazione dell’industriamanifatturiera italiana e dell’impresa privata che sottolinea diaver “già espresso tutta la nostra perplessità quando la normaveniva presentata”.

“La nuova procedura è un percorso a ostacoli, aggravato da unfarraginoso diritto di ripensamento e da eventuali sanzioni deltutto sproporzionate”. E prosegue Alberti: “L’uscita dellacircolare con le istruzioni ministeriali non fa che aumentare leperplessità, merito anche di un paio di passaggi, che potremmodefinire quanto meno fantasiosi”.

Non sembra un caso che il Ministero, con tutta la PubblicaAmministrazione, abbia deciso di autoescludersi dall’applicazionedella norma. E così, il problema resta per tutti gli altri.”L’imbarazzo degli estensori traspare chiaramente dall’uso delcondizionale”. La norma, infatti, dice che il datore di lavorodovrebbe invitare il lavoratore a compilare il modulo. “Insommapoca convinzione anche da parte del regolatore” continua il VicePresidente.

E cosa ancor più grave, la nuova norma non offre alcun rimediocontro quei soggetti che vogliono andarsene dall’azienda,lucrando però sull’indennità di disoccupazione, e che per questosi limitano a rendersi irreperibili, provocando normalmente unlicenziamento disciplinare, che all’azienda costa quantomeno il”ticket Naspi” fino a circa 1.500 euro e all’Inps 24 mesi diimmeritata indennità, in media 24.000 euro. “Insomma uno spreconon da poco se si pensa che rientrano in questo calderone il 5%delle dimissioni ogni anno, parliamo di alcune decine dimigliaia di casi”.

“Comportamenti del genere vanno sempre condannati e scoraggiati”dice Alberti. “E se la norma non tutela le imprese, queste devonotrovare il modo di farlo da sole evitando provvedimentidisciplinari ma indicando come assente ingiustificato illavoratore che non adempie agli obblighi” E conclude il VicePresidente Vicario di Confimi: “Non stiamo parlando certo di unrimedio a costo zero, ma non ha niente a che vedere con gliimporti che raggiungerebbero ticket Naspi e spese Inps”.

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