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Mercoledì 2 marzo 2016 - 17:16

Mutui, Nomisma: ricorso a pignoramento sia ultima opzione

Auspicabile accelerazione procedure ma cambiamento è brutale
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Roma, 2 mar. (askanews) – “Si tratta di una accelerazione brusca, per certi versi brutale delle procedure di recupero crediti”. E’ quanto afferma ad askanews, il direttore generale di Nomisma, Luca Dondi, commentando il decreto per il recepimento della direttiva europea sui pignoramenti degli immobili in caso di mancato pagamento del mutuo.

La grande novità è che la vendita dell’immobile non passerebbe più attraverso i tribunali. “L’accelerazione delle procedure per il recupero dei crediti è auspicabile” continua Dondi e il decreto “consente al creditore un processo più snello”. Tuttavia Dondi indica che questa nuova possibilità (il fatto che possa essere la banca a procedere alla vendita dell’immobile) “dovrebbe essere l’ultima opzione”. I limiti del decreto che recepisce una direttiva europea sono che “non risolve il problema del pregresso”. Inoltre – afferma il dg di Nomisma – “serviranno equilibrio e buon senso”.

Il provvedimento non riguarda comunque il passato ma solo i mutui futuri. “Non dobbiamo dimenticare che l’accumulo di sofferenze sui mutui penalizza la capacità di credito delle banche” afferma Dondi. Sulle prospettive è “difficile fare previsioni. Oggi le banche sono molto più attente e rigorose nell’erogazione dei mutui – continua Dondi – rispetto a quanto avveniva dieci anni orsono, e le nuove sofferenze sui mutui sono limitate”, a conferma del maggior rigore nella concessione di prestiti.

Dondi indica anche l’esigenza che nella stesura del contratto tra banca e cliente “è difficile per il potenziale mutuatario sottraersi alle condizioni indicate dalla banca. Non è un rapporto equilibrato”.

Il tema dei tempi per il recupero crediti tuttavia è già stato affrontato dall’esecutivo l’estate scorsa con un provvedimento che prevede tra l’altro la possibilità di fare offerte alle aste inferiori del 25% rispetto alla base d’asta. L’altra grande novità del provvedimento dell’agosto scorso è la possibilità per le bancdhe di richiedere l’assegnazione dell’immobile senza ricorrere a società terze per partecipare alle aste.

Secondo diversi addetti ai lavori oggi il tempo medio per una procedura con asta immobiliare attraverso il tribunale oscilla tra 5 e 6 anni ma in molti casi si arriva anche a 9 e con una forte svalutazione (oltre il 40%) rispetto alla valutazione fatta dal perito nominato dal tribunale.

In media alla prima asta l’80% va deserto e occorrono anche 4-5 aste per aggiudicare l’immobile. Dall’inizio della crisi nel 2009 le case che vanno all’asta sono in costante aumento a tassi di quasi il 20% l’anno sfiorano le 80mila nel 2014. Oggi le aste immobiliari in corso superano quota 20mila considerando solo gli immobili residenziali. A livello geografico la distribuzione è molto differenziata. In Campania ad esempio le aste in corso sono soltanto 31 nell’intera provincia di Napoli, mentre Salerno è in testa alla classifica italoiana con quasi 3.400, seguito da caserta con 2.855. Quasi 1.400 quelle nella provincia di Avellino, un numero superiore alle aste a Roma (1.029), ma inferiore rispetto alle 1.800 a Milano.

In Lombardia spiccano le 900 aste a Brescia, le 819 a Bergamo e le 1.150 a Varese mentre tra le grandi città a Torino se ne contano appena 451, 122 a Bologna e 202 a Firenze, solo 5 a Palermo e 10 a Cagliari.

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