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Martedì 1 marzo 2016 - 17:09

Mutui, è dal 1993 che si può perdere la casa con 7 rate non pagate

La norma introdotta con il Testo unico bancario
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Roma, 1 mar. (askanews) – “La banca può invocare come causa di risoluzione del contratto il ritardato pagamento quando lo stesso si sia verificato almeno sette volte, anche non consecutive. A tal fine costituisce ritardato pagamento quello effettuato tra il trentesimo e il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata”. Non è l’ennesima novità in arrivo con il recepimento di una direttiva europea. Si tratta, invece, dell’articolo 40 comma 2 del testo unico bancario (Tub) in vigore dal lontano 1993.

La discussione in Parlamento per il recepimento della direttiva europea (Mcd) sui contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali ha innescato una nuova polemica, dopo quella ancora in corso sul bail-in, sui rapporti tra banche e cittadini. Le novità che sono introdotte dalla direttiva europea in realtà riguardano soltanto le procedure per l’escussione dell’ipoteca con l’obiettivo di ridurre i tempi e snellire le pratiche nei casi di debitori inadempienti.

La definizione di ritardato o mancato pagamento non cambia rispetto a quanto disposto all’inizio degli anni ’90 dal legislatore italiano. E non cambiano nemmeno i criteri per i quali la banca può invocare la risoluzione del contratto. C’è una discreta giurisprudenza in base alla quale l’articolo 40 del Testo unico bancario “non preclude alla banca di dichiarare la decandenza” del contratto di mutuo “a fronte del mancato pagamento anche di una sola rata”.

La grande novità con il recepimento della direttiva è che non ci sarà più il giudice a vendere la casa attraverso l’asta immobiliare. A tutela del cliente tuttavia il provvedimento prevede che la banca “non può imporre al consumatore oneri, derivanti dall’inadempimento, superiori a quelli necessari a compensare i costi sostenuti a causa dell’inadempimento stesso”.

Banca e cliente inoltre possono convenire espressamente, al momento della conclusione del contratto di credito o successivamente, che in caso di inadempimento del consumatore la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene comporta l’estinzione del debito, fermo restando il diritto del consumatore all’eccedenza.

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