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Martedì 22 dicembre 2015 - 20:53

La manovra è legge, al traguardo lievita a 35 mld e mille commi

Tra tasse casa, Sud, sicurezza, Salva-banche e tante micro-misure
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Roma, 22 dic. (askanews) – E’ una manovra monstre, finanziata in deficit e con l’ambizione di rilanciare la crescita del Paese, quella approvata oggi in via definitiva e con un voto di fiducia in Senato, profondamente cambiata durante il passaggio parlamentare, passata dai circa 50 articoli del testo originario, agli oltre 550 commi dopo il primo via libera di palazzo Madama e lievitata a 999 commi dopo l’ok di Montecitorio, con uno strascico di polemiche sulle norme “marchetta” inserite. In base ai calcoli della Ragioneria l’entità iniziale era 31,6 miliardi. Al Senato la manovra è rimasta sostanzialmente uguale mentre alla Camera si è arricchita di 3,2-3,3 miliardi arrivando a sfiorare i 35 miliardi di euro.

Le più significative novità sono state introdotte in Parlamento sotto la regia del governo che ha puntato sul Sud (il mix di interventi inizialmente annunciato si è poi ridimensionato con l’ok al credito d’imposta ma con gli sgravi per i neo-assunti anche nel 2017 vincolato al parere Ue) e, dopo i tragici attentati a Parigi, sul pacchetto sicurezza-cultura.

La polemica scoppiata alla Camera dopo la decisione dell’esecutivo di introdurre in manovra anche il decreto sulle quattro banche salvate (Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche) continua ad infiammare il dibattito pubblico alla ricerca delle responsabilità di chi doveva evitare che istituti sempre più in difficoltà continuassero a proporre soluzioni a risparmiatori che hanno visto andare in fumo i loro investimenti in obbligazioni secondarie e che nel giorno del via libera definitivo alla legge di Stabilità sono andati a esprimere la loro rabbia davanti a Bankitalia.

Un cammino quello di questa legge di Stabilità caratterizzato dalle contrattazioni con Bruxelles per ottenere maggiori margini sul deficit (clausola per le riforme, sugli investimenti e clausola migranti) e qualche strappo, sia sullo stop sulle tasse sulla prima casa, sia sulle risorse del pacchetto sicurezza finanziato in deficit (il disavanzo 2016 passa dal 2,2 al 2,4% del Pil) senza attendere l’ok Ue e senza prevedere esplicitamente una copertura-paracadute.

Alla fine del percorso parlamentare i cavalli di battaglia del premier Matteo Renzi (la cancellazione dell’Imu-Tasi e la stretta sulle tasse locali come anche la soglia del contante innalzata da mille a 3mila euro) sono stati di fatto confermati pur prevedendo delle eccezioni sul tetto del contante per i money transfer e per le pensioni. E tanto che la norma inserita in Senato, che rischiava di costringere i cittadini a pagare seppur minimi conguagli Tasi, è stata soppressa alla Camera. Stessa musica sulle clausole di salvaguardia: disinnescate quelle che sarebbero dovute scattare quest’anno (accise, Iva e riduzione tax expenditures). Altra parola d’ordine il canone Rai in bolletta, dal 2016 scenderà a 100 euro e gli italiani lo pagheranno così.

Rinviate al 2016 invece la decisione sulla flessibilità sulle pensioni, l’eventuale incremento delle risorse per il pubblico impiego (in manovra lo stanziamento è stato confermato a 300 milioni di euro) legato all’attuazione della legge Madia, il taglio dell’Ires dopo il mancato anticipo al 2015.

E dal prossimo anno scomparirà anche la legge di Stabilità che aveva mandato in soffitta la vecchia Finanziaria, ma non del tutto gli assalti alla diligenza. Arriverà, con la riforma del bilancio dello Stato, la nuova legge di bilancio che vedrà confluire in un unico documento gli attuali contenuti della legge di Stabilità e della legge di bilancio.

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