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Mercoledì 16 dicembre 2015 - 10:36

Csc: evasione fiscale blocca lo sviluppo, in fumo 122,2 mld

Con dimezzamento +3,1% Pil. Solo Grecia evade più Iva dell'Italia
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Roma, 16 dic. (askanews) – L’evasione fiscale “blocca lo sviluppo economico e civile”. In Italia ammonta a 122,2 miliardi di euro nel 2015, pari al 7,5% del Pil. A calcolarlo è il Centro Studi di Confindustria che stima in un 3,1% di maggiore Pil e in oltre 335mila occupati aggiuntivi il beneficio del dimezzamento dell’evasione accompagnato dalla restituzione ai contribuenti, attraverso l’abbassamento delle aliquote, delle risorse riguadagnate all’erario.

Al fisco vengono sottratti quasi 40 miliardi di Iva, pari al 2,4% del Pil, 28,6 miliardi di Irpef e Ires (rispettivamente per l’1,4% e lo 0,3% del Pil), 3 miliardi di Irap (0,2%) e 16,3 miliardi di altre imposte indirette, di cui quasi 5 dovuti alle amministrazioni locali. A ciò si aggiungono 34,4 miliardi di evasione contributiva.

A livello europeo l’unica stima disponibile del gettito evaso è fornita per l’Iva dalla Commissione europea ed è realizzata sulla base di una metodologia simile a quella utilizzata dal Csc. Il confronto tra paesi pone l’Italia al primo posto per gettito evaso, in valore assoluto: sono sottratti al fisco 47,5 miliardi (dato riferito al 2013 e pari al 2,9% del Pil), in aumento rispetto ai 45,2 miliardi registrati nel 2012 (Tabella 2.2). In rapporto al gettito teorico, il tax gap dell’Italia raggiunge il 33,6% (dal 32,0% nel 2012) ed è secondo solo a quello della Grecia (34,0%), è il doppio di quello della Spagna (16,5%), tre volte quello della Germania (11,2%) e quasi quattro volte quello della Francia (8,9%).

L’evasione fiscale, secondo Confindustria, “penalizza l’equità, distorce la concorrenza, viola il patto sociale, peggiora il rapporto tra cittadini e Stato e riduce la solidarietà”. La lotta all’evasione, dunque, “è parte integrante e imprescindibile di un coerente programma di risanamento anche morale e di rinascita strutturale dell’economia italiana. È essa stessa una riforma in sé”, conclude il Csc.

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