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Martedì 15 dicembre 2015 - 12:30

Italia prima in Ue su aumento reddito procapite agricolo 2010-15

E in 2015 aumento di 8,7%, in controtendenza su media Ue -4,3%
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Roma, 15 dic. (askanews) – Reddito procapite nell’agricoltura in calo del 4,3 per cento quest’anno rispetto al 2014, sulla media dell’Unione europea. Non così in Italia, dove invece secondo uno studio pubblicato da Eurostat si registra il quinto maggior incremento, in controtendenza rispetto alla dinamica generale e pari al più 8,7 per cento. E se si guarda al cumulato del periodo 2010-2015, la Penisola è il Paese che segna il maggior incremento di tutta l’Unione: più 26,1 per cento rispetto ad una media nuovamente in calo, del 5,7 per cento.

Ma va sottolineato che questa voce statistica, il reddito procapite in agricoltura, è sostanzialmente una misura del valore aggiunto netto agricolo (l’equivalente del Pil) diviso per il numero totale di lavoratori del settore, e non è un indicatore del reddito effettivo delle famiglie, con cui non va confuso.

Interpellati sui dati, da Eurostat hanno infatti confermato che il reddito procapite può ad esempio segnare marcati aumenti semplicemente a riflesso di un calo del numero di addetti totali, o viceversa.

Guardando alla performance italiana di quest’anno, secondo i tecnici dell’ente di statistica comunitario va attribuita innanzitutto al venir meno dei problemi sulla produzione di olio di oliva, che avevano colpito il segmento nel 2014, a cui si sono aggiunti miglioramenti anche sulla produzione di vino, sulla frutta e sugli ortaggi freschi.

Sul periodo 2010-2015 si è assistito ad una lenta crescita del valore aggiunto agricolo, con una accelerazione quest’anno, che combinandosi ad un calo degli addetti porta al netto incremento del reddito procapite.

Tornando ai dati 2015, l’aumento più consistente è stato registrato in Croazia (+21,5%), seguita da Lettonia (+14,3%), Grecia (+12,1%) e Francia (+8,8%). All’opposto il calo più pesante ha coinvolto i redditi procapite dell’agricoltura in Germania, meno 37,6 per cento, e poi Polonia (-23,8%) e Lussemburgo (-20%). Il calo della Germania, concludono i tecnici di Eurostat, riflette forti diminuzioni dei prezzi su cereali, patate e frutta.

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