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Giovedì 10 dicembre 2015 - 14:06

Banche, Ue: scelta su strumento salvataggio è stata dell’Italia

Non c'erano preclusioni a uso fondo garanzia depositi
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Roma, 10 dic. (askanews) – La Commissione europea puntualizza che le modalità con cui si è deciso di procede al riassetto delle quattro banche regionali italiane in dissesto – Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti – sono state scelte dalle autorità della Penisola, e che l’Ue ha unicamente avuto il ruolo di “assicurare che le misure prese fossero in linea con le normative comunitarie e con le regole sugli aiuti di stato alle banche”. Lo puntualizza il servizio dei portavoce della commissione europea, dopo che ieri in una audizione alla Camera il capo della vigilanza della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, aveva affermato che l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi (Ftdi) non era stato possibile “per la preclusione manifestata dagli uffici della Commissione Europea”.

Bruxelles replica affermando che la decisione di utilizzare il nuovo fondo di risoluzione delle crisi bancarie “è stata presa dalle autorità italiane. Spetta alle autorità nazionali decidere quali strumenti utilizzare nei fallimenti di banche. In questo quadro il ruolo della Commissione è di garantire che quale che sia la misura presa, questa rispetti le regole Ue e in particolare quelle sugli aiuti di Stato alle banche, nell’ambito della comunicazione sulle banche del 2013”.

“La Commissione – proseguono i portavoce – non ha sollevato preclusioni di principio sull’uso delle risorse nel fondo di garanzia dei depositi per intervenire sulle quattro banche. Il punto, è che questi interventi devono avvenire senza aiuti di Stato o rispettando le regole Ue sugli aiuti di Stato”.

“Analogamente, il piano dell’Italia per intervenire con il fondo di risoluzione doveva rispettare i medesimi principi, cosa che ha consentito alla commissione di approvare l’intervento. Se c’è l’aiuto pubblico, le regole richiedono in particolare che gli azionisti esistenti e i titolari di obbligazioni subordinate contribuiscano ai costi in linea con i principi di condivisione delle perdite e questo – conclude l’Ue – punta a limitare le distorsioni alla concorrenza”.

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