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Martedì 17 novembre 2015 - 15:15

Ilva, due mesi cruciali per la newco e il piano di investimenti

Palombella: Leggero miglioramento conti ma il tempo sta scadendo
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Roma, 17 nov. (askanews) – L’incidente sul lavoro nel reparto agglomerato dell’Ilva di Taranto, in cui ha perso la vita un operaio della ditta d’appalto Pitrelli, è avvenuto in una fase “molto delicata” per l’azienda siderurgica, attesa da due mesi “cruciali” per il suo futuro industriale. “L’incertezza sulla prospettiva industriale c’è tutta”, dice il leader della Uilm, Rocco Palombella, secondo cui “non ci sono giustificazioni per il grave episodio di Taranto”.

A ottobre, ricorda il capo delle tute blu della Uil, c’è stato un leggero miglioramento dei conti, che comunque restano “estremamente negativi”, dopo che negli ultimi tempi si erano registrate perdite di circa 50 milioni di euro al mese. Il futuro dell’Ilva e della siderurgia in Italia dipendono, secondo il sindacato, da due condizioni che dovranno verificarsi entro la fine del 2015: la costituzione di una newco che possa rilanciare l’azienda, con l’obiettivo di ricollocarla sul mercato, e lo sblocco del fondo di garanzia per potere iniziare i lavori di risanamento ambientale e adeguamento dell’impianto.

Il Governo dovrà fare la propria parte, riconfermando la centralità degli stabilimenti italiani dell’Ilva e creando le premesse per l’ingresso di soggetti privati nell’azienda, che però “non siano solo le banche o la Cassa depositi e prestiti”, chiede Palombella. In realtà, il gruppo Marcegaglia aveva presentato un’offerta per rilevare l’impianto in cordata con ArcelorMittal, poi lasciata nel cassetto a cause delle incertezze sulle prospettive dell’azienda.

Intanto, la legge di stabilità, attesa all’esame di Camera e Senato, ha previsto uno stanziamento di 800 milioni per garantire la continuità produttiva.

“In questo modo – sottolinea il segretario generale della Uilm – si potranno garantire gli ordinativi. Tuttavia, le risorse previste dalla manovra non sono sufficienti”. Il problema principale è sbloccare i fondi sequestrati ai Riva, che ammontano a 1,2 miliardi, destinati alle operazioni di bonifica degli impianti. Per il momento, considerati i vincoli posti dalla magistratura, lo stabilimento pugliese va avanti solo a mezzo regime. Appare chiaro che tornare a pieno regime in tempi rapidi non rappresenta una variabile indipendente.

“Bisogna fare presto – aggiunge Palombella – il fattore tempo è determinante. A oggi sono stati bruciati 2 miliardi e mezzo senza aver fatto nulla. Bisogna accelerare il confronto con il Governo per realizzare una newco entro due mesi, dando il via libera in modo altrettanto veloce agli investimenti”. Insomma, il tempo sta per scadere: tra Taranto e Genova sono coinvolti poco meno di 9mila lavoratori, tra diretti e indotto. Le ore di solidarietà richieste sono in aumento, le produzioni rischiano di andare a picco e tuttora non ci sono le necessarie determinazioni per rilanciare l’impresa.

In questo quadro, il 27 novembre inizierà al Tribunale di Milano la cosiddetta verifica dei crediti. Oltre 11mila domande, valutate ammissibili dai commissari e presentate da fornitori, professionisti, banche e dagli stessi lavoratori per l’insinuazione al passivo della società finita in amministrazione straordinaria dopo aver accumulato un rosso di 2,9 miliardi.

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