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Giovedì 22 ottobre 2015 - 11:13

Confindustria, Regina rompe gli indugi: Accelerare il cambiamento

Imprenditore si candida alla presidenza, intervista al Foglio
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Roma, 22 ott. (askanews) – “Credo sia arrivato il momento di dare una decisiva accelerata al cambiamento di Confindustria”. Aurelio Regina, presidente del Sigaro Toscano ed ex presidente di Unindustria, in un’intervista al Foglio lancia la sua candidatura per il vertice di viale dell’Astronomia. E, anche se la partita sul rinnovo dei vertici di Confindustria non è ancora cominciata in modo ufficiale, le sue parole giungono in un momento delicato per la vita dell’associazione degli industriali, che il prossimo maggio sceglierà il successore di Giorgio Squinzi.

Regina, vicepresidente di Squinzi fino al maggio 2014 con delega allo Sviluppo economico, si è ripreso bene, da qualche giorno, da un problema cardiaco. E spiega per la prima volta in modo ufficiale quali dovranno essere, a suo avviso, gli ingredienti necessari e principali per preparare, nel 2016, la corsa al dopo Squinzi. “La parola chiave per il futuro di Confindustria – dice Regina – non può essere soltanto un generico richiamo alla discontinuità ma deve essere la presa d’atto che una fase è finita e che la nostra associazione deve fare i conti con un periodo storico in cui non si può continuare a ignorare che la stagione della grande concertazione, con tutte le sue meccaniche, i suoi tic, i suoi paradossi, semplicemente non esiste più. Da qui dobbiamo ricominciare”.

Il ragionamento di Regina, e la sua idea di “discontinuità” per la prossima Confindustria, parte da una doppia constatazione legata alla situazione attuale del tessuto economico del nostro paese e al modo in cui sono cambiati, “anche grazie a Renzi”, i rapporti tra il governo e i corpi intermedi. “Dobbiamo riconoscere – spiega ancora al Foglio – che siamo entrati in una fase storica in cui esistono indicatori positivi sul futuro. Il presidente del Consiglio ha avuto il merito di scommettere su alcune riforme importanti, in primis quella del lavoro, e ha avuto anche il merito di innescare una rivoluzione culturale nel nostro paese. Grazie a questa rivoluzione a fianco alla parola ‘diritti’ oggi troviamo anche la parola ‘doveri’ e a fianco alla parola ‘egualitario’ oggi troviamo anche la parola ‘merito’. Non sono cose da sottovalutare, e io non lo faccio, ma dobbiamo anche tenere gli occhi bene aperti per capire che una ripresa debole è sempre una ripresa debole e che toccherà andare ancora più veloci nei prossimi mesi per recuperare i dieci punti di pil persi negli ultimi sette anni”.

Secondo Aurelio Regina dunque “è importante far capire al governo quale deve essere il ruolo di un’associazione come Confindustria. La critica fine a se stessa non basta più. E per avere un peso nel futuro è importante che Confindustria funga da pungolo per il governo su un punto in particolare: evitare che le grandi droghe del nostro paese ci facciano dimenticare quali sono le urgenze dell’Italia. Le droghe oggi sono due, entrambe benvenute, e sono legate all’export e al Qe di Mario Draghi. Sono queste le due molle che permetteranno nei prossimi mesi all’Italia di crescere, ma non possiamo accontentarci di farci guidare da fattori esterni: dobbiamo cominciare a entrare con più forza in quella che è la carne viva del nostro paese. Quando dico che export, innovazione ed effetto Draghi non bastano a far ripartire il paese mi riferisco però a una questione semplice. L’esito strutturale più evidente della crisi è stata una netta spinta del sistema economico su un sentiero che mi piace definire di ‘mercantilizzazione povera’, con consumi pubblici e privati depressi, investimenti e importazioni modesti ed esportazioni che svolgono un ruolo trainante non tanto per l’aumento del loro volume quanto per la compressione degli altri fattori. E se dovessi dunque scegliere una parola chiave per descrivere quello che dovrà essere Confindustria nel futuro non farei fatica a dire che quella parola è la produttività”.

Regina sostiene che “L’associazione è più debole rispetto a 4 anni fa”. E per costruire qualcosa, dice Regina, bisogna partire da un fattore preciso: come produrre di più e come far guadagnare di più alle persone che producono di più. “Anche a costo di strappare con la Cgil, dobbiamo puntare senza indugi sulla contrattazione aziendale, potenziandola rispetto a quella nazionale. Da lì bisogna ripartire. Bisogna però riconoscere – continua Regina – che il mondo su cui ha fatto perno per decenni Confindustria è un mondo che non esiste più e dobbiamo prendere atto del fatto che viviamo in un’epoca in cui i corpi intermedi hanno la necessità assoluta di superare le organizzazioni tradizionali e ricercare un rapporto diretto con la base, siano questi elettori, consumatori e imprenditori.La Confindustria dovrà essere più partecipata, la base dovrà essere più ascoltata e il presidente e la sua squadra dovranno sempre essere in ascolto con le esigenze e le richieste degli associati. Suvvia, siamo sinceri con noi stessi: per riuscire a raggiungere questo obiettivo occorre una discontinuità forte con il passato e per la stessa Confindustria non è più accettabile essere percepita, come è oggi, come se fosse solo e unicamente una forza anti sistema”.

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