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Giovedì 8 ottobre 2015 - 17:47

Da Volkswagen a Deutsche Bank, vacilla il mito tedesco

Il colosso bancario annuncia maxi-perdita da 6,2 miliardi
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Roma, 8 ott. (askanews) – Non è un bel momento per la Germania.Il mito vacilla. Dopo lo scandalo della Volkswagen, arriva l’annuncio della Deutsche Bank di una perdita di 6,2 miliardi di euro nel terzo trimestre dell’anno. Oltre ad accantonamenti per adeguare il capitale, il colosso tedesco dovrà mettere sotto la voce uscite 1,2 miliardi di euro per multe e sanzioni. Deutsche Bank a fine aprile ha definito un accordo con le autorità americane per chiudere lo scandalo della manipolazione del Libor, staccando un assegno da 2,5 miliardi di euro.

La principale banca tedesca non è nuova a maxi-multe. Dal 2009 ha collezionato quasi 10 miliardi di euro dal Dipartimento della giustizia americano. Solo Bank of America, JP Morgan Chase e Lloyd banking Group hanno pagato multe più salate. Ma l’elenco delle sanzioni potrebbe allungarsi. Dal mese scorso Deutsche Bank è indagata negli Stati Uniti per il sospetto di riciclaggio per una serie di transazioni per un controvalore di 6 miliardi di euro che coinvolgono clienti russi.

La Germania risulta costantemente tra i paesi con il più basso livello percepito di corruzione, anche se Berlino ha impiegato 11 anni per ratificare la convenzione dell’Onu contro la corruzione. Ma l’esplosione dello scandalo Volkswagen ha rimesso sotto i riflettori casi piccoli e grandi di corruzione targati Deutschland Spa.

Non solo Deutsche Bank. Anche Commerzbank, tra le grandi banche tedesche, ha dovuto patteggiare con il Dipartimento della giustizia americano (1,45 miliardi di dollari) per evitare un processo. Prima ancora era stata Siemens a dover pagare alla Sec, al Dipartimento della giustizia Usa e alla Procura di Monaco una multa superiore a 1,3 miliardi di dollari per tangenti pagate in diversi paesi. L’anno scorso il costruttore di camion MAN ha pagato sanzioni per 250 milioni di euro per fenomeni di corruzione all’estero tra il 2002 e il 2009.

Tra i big dell’industria tedesca anche ThyssenKrupp è rimasta coinvolta in una indagine sulla costituzione di un cartello nel settore ferroviario. E due anni fa esplose lo scandalo di due esponenti del supervisory board del gruppo tedesco ai quali l’azienda pagava costosi biglietti aerei in prima classe. Alla Mercedes ancora ricordano lo scandalo delle tangenti pagate in 22 paesi esteri che portarono a una indagine del solito dipartimento della giustizia americano conclusa con un patteggiamento costato a Daimler 185 milioni di dollari.

Negli ultimi mesi sono stati in primo piano diversi casi di corruzione all’interno delle grandi aziende tedesche tanto che nel paese si sta aprendo un dibattito sul modello di governance. E non solo corruzione. A luglio si è dimesso il capo del personale di Commerz e dopo qualche giorno l’istituto ha confermato che il manager e altri quattro dipendenti erano indagati per il reato di riciclaggio.

Il mese scorso un manager BMW del settore acquisti è stato arrestato per aver intascato una tangente da 80mila euro da un fornitore. L’ex cfo di Infineon si è dimesso a inizio settembre in quanto indagato con l’accusa di aver ricevuto soldi da una società elvetica per un contratto di sponsorizzazione.

Alla Daimler è in corso un’inchiesta per accertare le accuse nei confronti di un executive della Mercedes di aver usato i soldi dell’azienda per acquistare una casa a Palma di Maiorca. Altri due manager della Mercedes sono stati licenziati recentemente per essere coinvolti in un traffico di auto verso l’Est Europa e il Medio Oriente.

Certo è che la vicenda Volkswagen ha aperto interrogativi sulla condotta delle aziende tedesche. Con la sua solita crudezza il presidente della Bundesbank, Jens Weidman ha detto senza mezzi termini che è “stato compromesso l’export della Germania”.

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