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Mercoledì 16 settembre 2015 - 10:30

Internet: metà degli adolescenti vede messaggi violenti sui social

Solo il 9% vittima di bullismo ma è l'esperienza più dolorosa
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Roma, 16 set. (askanews) – Quasi metà degli adolescenti è stato esposto sui social network a messaggi violenti o razzisti mentre meno di uno su dieci è stato vittima di cyberbullismo anche se quest’ultima si conferma l’esperienza più dolorosa per chi la subisce. E’ quanto emerge da una ricerca TIM-Università Cattolica del Sacro Cuore presentata nel corso di un confronto internazionale sulla prevenzione dei rischi nel web per i minori organizzato da TIM in collaborazione con FOSI.

Lo studio rileva che è in crescita l’esposizione a contenuti violenti e razzisti, il cosiddetto hate speech, sui social network: il 36% dei ragazzi di 13-14 anni e il 44% dei ragazzi di 15-17 anni ha visto sui social network persone che postavano messaggi discriminatori, razzisti e violenti.

Un’altra situazione a rischio citata dai 350 giovani tra ragazzi e ragazze tra i 9 e i 17 anni intervistati per lo studio è il sexting (lo scambio di messaggi di natura sessuale) anche se “più della metà di chi ha ricevuto messaggi di questo tipo dichiara di non esserne stato troppo turbato”. Il fenomeno riguarda il 15% dei ragazzi di 15-17 anni, il 7% dei 13-14enni e solo il 3% dei pre-adolescenti di 11-12 anni; coinvolge soprattutto le ragazze (11% contro il 9% dei ragazzi) e avviene soprattutto su Facebook.

Il bullismo, nonostante sia relativamente poco diffuso, è quello che crea più disagio ai ragazzi. La ricerca evidenzia che il 9% degli intervistati è stato vittima di bullismo on o offline nell’ultimo anno ma anche che questa “si conferma l’esperienza più dolorosa per i ragazzi”.

I due terzi di chi è stato vittima di bullismo afferma infatti di aver sofferto molto o abbastanza per quanto è accaduto. Il bullismo cresce fra i giovanissimi, ma fra i bambini di 9-10 anni il fenomeno resta prevalentemente faccia a faccia: è a partire dalle scuole medie che i ragazzi riferiscono episodi di cyerbullismo, che avvengono in prevalenza su WhatsApp fra i pre-adolescenti e su Facebook fra gli adolescenti.

La ricerca inoltre mostra quanto i genitori italiani siano oggi preoccupati della sicurezza dei propri figli su internet: “due genitori su tre suggeriscono infatti ai propri figli come comportarsi sui social network e rispondere alle richieste di amicizia di sconosciuti, tuttavia i genitori tendono a considerare adolescenti e pre-adolescenti come più a rischio e ad affiancare meno i più piccoli.”

Gli insegnanti risultano invece meno attivi nella mediazione dell’uso di internet e dei social network o della messaggistica, con solo un docente su tre che da suggerimenti per usare le piattaforme comunicative in modo sicuro.

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