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Mercoledì 5 agosto 2015 - 17:58

Italia ai vertici dell’Ocse sulle esportazioni delle Pmi

E quota record "piccoli" esportatori: 90% ha meno di 50 addetti
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Roma, 5 ago. (askanews) – Italia capofila dei Paesi avanzati sulla capacità di esportare all’estero anche da parte delle imprese medie e piccole. Registra infatti il valore più basso di tutta l’Ocse sulla quota di export concentrata nelle 100 aziende più grandi del Paese, un 25,16 per cento circa, ben lontano dai livelli che si riscontrano in economie analoghe, come Francia (38%) e Germania (39%). Peraltro, la metà delle esportazioni italiane proviene da imprese medio piccole, con meno di 250 dipendenti, è il quarto valore più elevato dell’Ocse (dopo Lettonia, Irlanda e Estonia) e il più più consistente tra le grandi economie europee.

Inoltre, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico rileva come ben una impresa esportatrice su due in Italia sia una micro impresa, ossia con un numero di dipendenti che non supera le 9 unità. Si tratta di una delle quote più elevate nell’Ocse. E se alle microimprese si aggiungono quelle con un numero di dipendenti tra 10 e 49, l’Italia ottiene nuovamente il record assoluto dell’Ocse: in questa categoria sono ricomprese il 90 per cento delle sue aziende esportatrici.

Sempre nel Belpaese risulta molto consistente la quota di aziende che esporta verso 10 o più partner commerciali, spiega ad Askanews Mariarosa Lunati, capo della sezione imprenditoria, produttività e microdati alla direzione statistiche dell’Ocse, denotando una bassa concentrazione verso singoli mercati di sbocco e limitando così i rischi che questo comporterebbe.

Questi dati sono contenuti dal rapporto annuale sull’imprenditoria pubblicato dall’Organizzazione parigina, “Entrepreneurship at a Glance”. In generale lo studio rileva cone il tasso di creazione di imprese sia risalito negli ultimi trimestri, rispetto ai minimi degli anni passati, ma, salvo alcune eccezioni, senza tornare ai livelli del 2007.

Una tendenza a cui l’Italia non sfugge. “Ci sta un miglioramento rispetto alla fase acuta – osserva la Lunati – ma non si è ancora tornati a livelli precrisi, come del resto in altri paesi dell’area euro”. In base ad un indice elaborato dall’Ocse, gli attuali livelli di creazione di aziende sono poco sopra quota 80, predendo quota 100 come base di riferimento rappresentata dal livello che si registrava nel 2007.

Da rilevare che con il concetto di “creazione” di imprese l’Ocse intende una categoria leggermente più estesa rispetto a quella della nascita di nuove imprese vera e propria. A queste ultime infatti aggiunge anche i cambi di attività, le fusioni tra aziende e le riaperture di imprese che avevano sospeso la produzione. Spiccano in questo caso, rispetto alla tendenza generale, Paesi come Australia e Gran Bretagna, dove i livelli di creazione di imprese hanno raggiunto valori ben superiori a quelli del 2007.

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