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Mercoledì 8 luglio 2015 - 19:20

Cina, le 5 cose da sapere sul crollo da 2.800 mld di Shanghai

E' arrivato a 90 milioni l'esercito degli investitori individuali
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Roma, 8 lug. (askanews) – Non bastasse il dossier Grecia, a scuotere il mondo della finanza arriva anche il crollo dei mercati azionari cinesi. In tre settimane sono andati in fumo l’equivalente di 2.800 miliardi di dollari, pari a una volta e mezza l’intero valore della borsa di Francoforte.

1 – Il mercato azionario cinese ha fatto un rialzo del 130% in un anno. La correzione era nell’aria e la rapidità è simile a quella delle borse europee e Wall Street, come nel 2001 con le Dot.com o prima ancora con il settore delle nanotecnologie. Si compra in borsa non sulla base dei fondamentali ma perché c’è la convinzione che il trend rialzista duerà all’infinito.

2 – La corsa folle della borsa cinese è stata favorita dalla riduzione dei controlli sulla circolazione dei capitali e dalla flessione dei valori del mercato immobiliare che hanno aumentato il flusso di liquidità sulle azioni. Inoltre le autorità di Pechino hanno tagliato le imposte di bollo sulle transazioni e abbassato i tassi di interesse per stimolare gli acquisti azionari.

3 – Il mercato azionario cinese funziona in modo molto diverso rispetto a Wall Street e l’Europa dove i piccoli risparmiatori si affidano prevalentemente a gestori professionali. In Cina prevale “il fai da te”. Per comprare in borsa ci si registra come investitore individuale. Attirati dalle performance e dai facili guadagni, studenti e operai, artigiani e impiegati hanno ingrossato l’esercito degli investitori che oggi supera la soglia dei 90 milioni.

4 – Per investire in borsa non serve disporre di capitali. Si apre un conto per investimenti azionari (In cina sono 257 milioni) e ci si può indebitare attraverso il margin call. Un broker compra titoli per conto terzi chiedendo una garanzia. Per attirare i cinesi la garanzia richiesta è stata abbassata fino al 30% dell’invstimento alimentando il boom delle quotazioni e degli scambi. Oggi circa l’80% delle azioni trattate in Cina è opera degli investitori individuali. Per il timore che esplodesse la bolla speculativa i grandi broker cinesi hanno progressivamente alzato il margin call, e oggi le garanzie richieste sono almeno il 70% dell’investimento. Intanto si stima che i debiti per acquistare azioni ammontano a 3mila miliardi di yuan, poco meno di 500 miliardi di euro.

5 – Probabile che la flessione del mercato azionario continui, replicando quanto avvenne già nel 2007 con un tonfo di oltre il 40% in pochi mesi. Le autorità cinesi stanno correndo ai ripari con misure e interventi come l’obbligo per i principali broker di acquistare azioni per 25 miliardi di dollari, o il divieto alle società pubbliche di vendere azioni di partecipate dove detengono oltre il 5% per sei mesi. In realtà stanno alimentando l’opposto generando timori e paure tra quello che negli anni ’60 venne battezzato “il parco buoi”.

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