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Giovedì 28 maggio 2015 - 17:39

Studenti e operai alimentano la bolla della Borsa di Shanghai

Il mercato azionario in un anno ha guadagnato il 142%

Roma, 28 mag. (askanews) – Nel 2010 la Cina ha superato il Giappone diventando la seconda economia al mondo. Nell’ottobre dell’anno scorso la Borsa di Shanghai ha scalzato Tokyo come mercato azionario più grande al mondo alle spalle di Wall Street, con 4.500 miliardi di dollari di capitalizzazione. A fine maggio il valore delle azioni quotate a Shanghai sfiora gli 8mila miliardi di dollari distaccando Tokyo che oscilla intorno ai 6mila.

La bolla speculativa sul mercato azionario cinese è evidente e la prova è il crollo odierno del 6,50%. In appena 12 mesi l’indice di Shanghai ha guadagnato il 142%, una performance che ha pochi riscontri nella storia dei mercati azionari. Dall’inizio dell’anno il rialzo è superiore al 30%. L’indice ieri ha sfiorato quota 5mila punti, sfiorando il massimo storico del 2007. Anche allora il mercato azionario cinese entrò in un tunnel ribassista fino a sprofondare aui minimi di 1.900 punti nel 2010. Molti analisti ritengono che oggi ci sono tutti i presupposti per un brusco ribasso del mercato. La corsa al rialzo dell’ultimo anno non ha giustificazioni sui fondamentali economici. La locomotiva cinese continua a correre ma la velocità sta rallentando e il 2015 sarà l’anno con la crescita più bassa nell’ultimo quarto di secolo. I conti delle corporation cinesi iniziano a mostrare segnali di affaticamento.

Nel 2007 la borsa di Shanghai aveva raddoppiato il valore in poco più di un anno. Oggi l’indice è triplicato nello stesso periodo di tempo. I timori che esploda la bolla speculativi sono più che fondati. “I rialzi del mercato azionario hanno attirato studenti e operai, barbieri e commessi – affermano alla Renaissance Capital – e in Cina non esiste il risparmio gestito. Sono investitori individuali che cercano di moltiplicare i soldi in borsa”. In occidente è un film già visto. Le nanotecnologie negli anni ’80, le dot.com di inizio millennio con quotazioni stratosferiche.

In una intervista a Cnbc, Patrick Chovanec di Silvercrest Asset Management, ha sottolineato che la Cina sta facendo il più imponente programma di quantitative easing al mondo. “E’ dal 2008 che Pechino pompa liquidità sui mercati” osserva Chovanec. Tagli ai tassi di interesse, riduzione delle imposte di bollo per favorire le transazioni e da ultimo taglio alla riserva obbligatoria delle banche che possono aumentare le risorse da destinare ai prestiti.

L’acquisto di azioni a Shanghai avviene attraverso prestiti bancari. Il piccolo investitore si reca da un broker il quale pratica un margin finance. Si tratta di una garanzia sugli acquisti azionari e quasi sempre è un prestito bancario. Fino a 12 mesi orsono i grandi broker chiedevano garanzie in media per il 30% dell’investimento ma davanti all’esercito di milioni di idoli di Warren Buffet, hanno alzato i collaterali fino al 60% e nelle ultime settimane i big come CF Securities, Haitong e Changjian li hanno alzati all’80% sui timori di esplosione della bolla speculativa.

Il desk specializzato sulla Cina di Capital Economics indica anche un altro elemento che fa ingrossare le fila degli investitori in azioni. “Ai rialzi di Borsa contribuisce la debolezza del mercato immobiliare. Da quasi un anno l’indice dei prezzi delle case è in calo e mese dopo mese la flessione si allarga”. A marzo l’indice (che misura i prezzi medi in 70 città del paese) mostra una contrazione dei prezzi delle abitazioni del 6,2% su base annua rispetto al 6% di febbraio e al 4,3% di gennaio.

Che si tratti di un grande bolla speculativa lo dicono anche i volumi degli ETF (strumenti finanziari che replicano indici e asset finanziari). La settimana scorsa i flussi verso gli ETF cinesi hanno registrato un saldo positivo di oltre un miliardo di dollari dopo settimane di deflussi.

Gli analisti di Carn Macro affermano che anche la frenata delle importazioni cinesi alimenta liquidità verso gli investimenti in azioni. Tuttavia sul lungo periodo “rimaniamo ottimisti. Nell’ultimo decennio la Cina ha effetuato investimenti pubblici per una percentuale intorno al 50% del pil. E ancora oggi gli investimenti in progetti assorbono quasi il 40% del Pil. Non esistono confronti nella storia”.

Prudenti a Bank of America Merrill Lynch. Nel report di oggi gli analisti del colosso USA affermano che “restiamo neutrali sull’azionario cinese ma i rischi stanno aumentando e se non ci sono allentamenti delle tensioni riesamineremo il nostro giudizio”.

Per gli analisti di Mps Capital Market il tonfo di Shanghai è esclusivamente determinato dalla decisione dei broker di aumentare i margini richiesti per operare a leva (a debito) sul mercato. “Le autorità locali stanno cercando di stemperare gli eccessi di acquisti finanziati a leva. Tali finanziamenti hanno raggiunto i 322 miliardi di dollari, un valore pari a 5 volte quello di un anno fa”.

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