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Lunedì 4 maggio 2015 - 18:14

Domani nuove previsioni Ue, crescita e conti Italia sotto analisi

Tre mesi fa cifre più alte di Fmi ma più basse del Def
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Roma, 4 mag. (askanews) – Domani alle 11 la Commissione europea pubblicherà le sue previsioni economiche di primavera. Tre mesi fa, nell’ultimo aggiornamento, l’esecutivo comunitario pronosticava per l’Italia una crescita del Pil dello 0,6 per cento quest’anno e dell’1,3 per cento nel 2016. Per l’intera area euro veniva previsto più 1,3 per cento quest’anno e più 1,9 per cento nel 2016. Da allora è stato concretamente avviato il maxi programma di acquisti di titoli di Stato della Bce, il cui effetto comunque era già preso in considerazione nelle precedenti stime.

Peraltro le cifre indicate lo scorso 5 febbraio da Bruxelles erano già più elevate di quelle fornite il mese scorso dal Fondo monetario internazionale nel suo World Economic Outlook: crescita 2015 allo 0,5 per centro e crescita 2016 all’1,1 per cento. Nel Documento di economia e finanza 2015 il governo Italiano stima un più 0,7 per cento del Pil 2015 e un più 1,3 per cento sul 2016. Posto che si tratta di differenze marginali, domani si vedrà se nel suo aggiornamento l’Ue si porterà più vicina alle cifre del governo o a quelle del Fmi.

Al di là delle performance di crescita, un’altra questione di rilievo è quella riguardante i conti pubblici. Perché le stime sui conti rappresentano il contesto partendo dal quale la Commissione valuta se raccomandare o meno l’avvio di una procedura per deficit eccessivo, anche in base alla nuova regola del debito.

Sempre nelle previsioni invernali, a febbraio, l’Ue stimava una riduzione del deficit italiano al 2,6 per cento del Pil nel 2015, dal 3 per cento del 2014, e al 2 per cento nel 2016. Cifre che ovviamente non potevano tenere presente degli effetti della recente sentenza della Corte costituzionale, che ha bocciato il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo, previsto dalla legge Fornero varata durante il governo Monti. E nemmeno le stime di primavera potranno incorporare questo fattore, dato che non è ancora esattamente definito quale sia il suo impatto quantitativo, né quali sarebbero gli anni di competenza.

Ma oltre al deficit, la questione potrebbe creare ulteriore pressione sul versante del debito. Si tratta del vero macigno nei conti italiani e tre mesi fa la Commissione stimava un aumento dell’indebitamento-Pil ad un massimo storico del 133 per cento quest’anno, con un successivo avvio di moderazione al 131,9 per cento nel 2016. Va ricordato che lo scorso 25 febbraio l’Ue ha deciso di “graziare” la penisola proprio sul mancato rispetto alle regola del debito. In base alla versione rivista del Patto di stabilità e di crescita, mediante un complicato meccanismo su un periodo triennale, prevede una riduzione di 1 ventesimo (come media annuale) della quota di debito eccedente il 60 per cento del Pil.

A febbraio il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici aveva spiegato che la regola avrebbe imposto una riduzione equivalente a 2 punti di Pil. Ma tenuto conto della flessibilità prevista nel Patto stesso e della situazione di mancata crescita che l’Italia attraversava, Bruxelles non ha ritenuto giustificato raccomandare la procedura di infrazione.

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