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Martedì 3 febbraio 2015 - 20:23

Mps, la Fondazione e il dilemma aumento di capitale

E per Profumo e Viola sembra più vicina la conferma
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Roma-Siena, 3 feb. (askanews) – Ricapitalizzare sì o ricapitalizzare no? Oggi (e per i prossimi mesi) il nodo da sciogliere per la Fondazione Mps riguarda la partecipazione o meno all’aumento di capitale della banca conferitaria.

Se la ricapitalizzazione della banca senese, la terza in 5 anni, dovesse rimanere nell’ambito dei 2,5 miliardi, l’impegno finanziario della Fondazione Mps per mantenere la sua quota del 2,5% nel capitale sarebbe di 62,5 milioni. Se l’asticella dovesse salire, salirebbe inevitabilmente l’impegno da sottoscrivere. “Decideremo quando si sapranno l’importo definitivo e i dettagli dell’operazione, l’idea è di partecipare, se non sarà un bagno di sangue”, rivela una fonte a diretta conoscenza del dossier.

La quota della Fondazione è stata conferita, insieme a quella dei brasiliani di Btg Pactual (4,5%) e dei messicani di Fintech Advisory (2%), in un patto di sindacato finalizzato alla nomina del presidente e dell’Ad della Banca. Dunque l’endorsement odierno di Palazzo Sansedoni nei confronti di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente presidente e Ad del Monte, sembra preludere a un rinnovo dell’attuale management. Lo deciderà l’assemblea di bilancio di Mps in programma a metà aprile.

Se senesi, brasiliani e messicani, uniti nel Patto che controlla il 9% della banca, riusciranno a far prevalere la loro lista, anche altri soci fuori patto potrebbero far convergere i loro voti su questa e la conferma dell’attuale management sarebbe certa. D’altra parte l’assemblea di bilancio si terrà a monte dell’aumento di capitale, invece previsto tra maggio e luglio, quando niente esclude che si materializzino nuovi soci e, dunque, il Cda rinnovato ad aprile potrebbe avere, come i latticini, una rapida scadenza ed essere suscettibile di venire rivisitato alla luce dei nuovi equilibri che dovessero eventualmente emergere post aumento capitale.

Rispetto alla ricapitalizzazione prossima ventura, i tre soci del patto, che non prevede alcun obbligo di non diluizione, decideranno in base alle rispettive convenienze. Per ora i due compagni di avventura della Fondazione hanno speso nel Monte 500 milioni e se ne ritrovano 140. Non è andata meglio alla Fondazione: la sua quota nella Banca prima dell’aumento di capitale dello scorso giugno 2014 valeva 62 milioni, dopo aver speso 125 milioni valeva ancora 62, dunque con una minusvalenza potenziale di circa 125 milioni. Perdita che, nel caso la Fondazione decidesse di non partecipare all’aumento di capitale, andrebbe contabilizzata nel conto economico, non essendo più strategica, ed impatterebbe comunque su un patrimonio netto contabile che mostra qualche crepa.

Dopo l’aumento di capitale di Mps dello scorso giugno, il patrimonio netto contabile della Fondazione era intorno a 700 milioni. Ma si sa il patrimonio netto contabile è uno stato d’animo. Quello a prezzi di mercato, dunque considerando il valore di mercato delle azioni Mps e il probabile azzeramento del valore della partecipazione (67%) nella Sansedoni, che gravita in una sorta di “liquidazione controllata”, è già sceso a 550 milioni. Il dilemma della Fondazione verso l’aumento di capitale è semplice: si tratta di scegliere se mettere altro patrimonio nella banca senza alcuna certezza di contare qualcosa e senza dividendi per almeno altri due anni, oppure sciogliere il legame con il Monte, il simulacro su cui negli ultimi 8 anni ha speso, a forza di aumenti di capitale, oltre 4 miliardi di euro.

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