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Martedì 20 gennaio 2015 - 12:55

L’Fmi taglia le previsioni di tutta l’Europa. +0,5% il Pil dell’Italia nel 2015

Lagarde: "Ora attenuare l'austerità per favorire la ripresa"
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Roma, 20 gen. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita a livello globale e sull’Italia, avvertendo che l’effetto positivo dei cali del petrolio verrà più che controbilanciato dalla debolezza degli investimenti e dalla frenata in diversi Paesi. Ora sul 2015 per la Penisola viene stimato un più 0,4 per cento del Pil, cui seguirà un più 0,8 per cento nel 2016. In entrambi i casi si tratta di riduzioni di 0,5 punti percentuali rispetto alle stime fornite nell’ottobre del 2014, ma si tratterà anche di miglioramenti rispetto alle performance degli anni precedenti: secondo il Fmi il 2014 si è chiuso con un meno 0,4 per cento del Pil italiano, dopo un pesante meno 1,9 per cento sul 2013.
La crescita mondiale si attesterà al più 3,5 per cento quest’anno e al più 3,7 per cento nel 2016, ovvero 0,3 punti percentuali in meno rispetto a quanto pronosticato lo scorso ottobre. “La crescita globale riceverà una spinta dal calo dei prezzi del petrolio. Ma questo sarà più che controbilanciato da fattori negativi, tra cui la debolezza degli investimenti e un aggiustamento alle ridotte attese di crescita sul medio termine in diversi paesi avanti e emergenti”, afferma il Fmi.
Tagli anche su area euro e Germania: sull’Unione valutaria viene indicato un più 1,2 per cento nel 2015 e un più 1,4 per cento nel 2016. Sulla Germania più 1,3 per cento quest’anno e più 1,5 per cento il prossimo. Tagli più modesti per la Francia, che crescerà dello 0,9 per cento nel 2015 e dell’1,3 per cento nel 2016, rispettivamente 0,1 e 0,2 punti in meno.
In questo quadro il Fmi raccomanda di smorzare l’austerità per favorire la ripresa economica. “Bisogna attenuare il risanamento dei conti in ritmo e composizione, in modo da favorire sia la ripresa che le prospettive di crescita di lungo termine. In quest’ottica – si legge – c’è una forte argomentazione per aumentare gli investimenti in infrastrutture in alcuni paesi”.
Intanto, dopo il meno 7,5 per cento registrato sulla media dello scorso anno, il prezzo del petrolio subirà un ulteriore meno 41,1 per cento sulla media 2015, per poi segnare una parziale risalita, del 12,6 per cento nel 2016. La caduta “offre anche una opportunità di operare riforme ai sistemi di sussidi e alle tasse sia nei paesi esportatori che in quelli importatori”, osserva l’istituzione di Washington.
Ma per alcuni paesi le ripercussioni sono molto pesanti, come la Russia su cui è stata effettuata una pesante sforbiciata alle previsioni di crescita. Quest’anno il Pil russo subirà una recessione del 3 per cento e il 2016 di un ulteriore 1 per cento. Cifre rispettivamente di 3,5 e 2,5 punti punti più basse rispetto a quelle dell’ottobre del 2014: si tratta delle riduzioni più marcate tra i Paesi elencati.
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