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Giovedì 21 novembre 2013 - 13:04

Agricoltura: Cia, il vino italiano vale 14 mld l’anno

(ASCA) – Roma, 21 nov – Il vino italiano rappresenta unadelle poche eccezioni positive di fronte alla crisi globale:’vale’ quasi 14 miliardi di euro l’anno con l’indotto,mantiene il primato tra i Paesi esportatori con una quota del22% del mercato mondiale e le vendite oltreconfine dibottiglie tricolori a fine 2013 potrebbero toccare per laprima volta i 5 miliardi (+9%), stabilendo un nuovo recordstorico. E’ quanto emerge dal VI forum vitivinicolonazionale, ‘Piu’ forte la filiera, piu’ forti gliagricoltori’, organizzato dalla Cia-Confederazione italianaagricoltori oggi a Orvieto. Per la Cia, bisogna costruire una maggiore forzacontrattuale e ‘fare sistema’: secondo i dati dellaconfederazione, gia’ oggi la quota di imprese che esprimonoun miglioramento della propria competitivita’ all’esterograzie a processi aggregativi di filiera va dal 20% nel casodelle micro imprese a oltre il 30% nel caso dellemedio-grandi.

Per questo e’ doveroso spingere verso l’aggregazione trale imprese, promuovendo allo stesso tempo l’integrazionedelle filiere per arrivare a ottenere equilibri equi eresponsabili tra agricoltori, trasformatori e distributori,evidenzia la Cia. Solo sfruttando pienamente tutti glistrumenti a disposizione, dalle Op (Organizzazioni diproduttori) alle Oi (Organizzazioni interprofessionali),dalle reti d’impresa ai consorzi di tutela, ci si puo’confrontare con maggiore forza sui mercati stranieri che sonosempre piu’ concorrenziali, con 40 gruppi vitivinicoli cheoggi controllano quasi il 40% del fatturato globale.

Insomma, per la Cia, e’ l’aggregazione che crea maggiorevalore aggiunto lungo tutto la filiera. Vuol dire, peresempio, semplificare e velocizzare logistica, costi eburocrazia, offrire etichette di qualita’ a prezzicompetitivi senza subire ‘ricatti’ dai buyer, accedere eampliare la promozione e il marketing. E soprattuttosignifica fare massa critica per rafforzare la presenzaall’estero non solo delle Doc, Docg e Igt, ma anche di tuttoquel patrimonio di varieta’ autoctone finora nonvalorizzate.

Uno strumento importante e’ sicuramente quello delle retid’impresa (anche nella forma di Ati) che consentono un piu’agevole accesso al credito e migliorano la capacita’strategica e di relazione grazie alle maggiori risorse messea sistema, aggiunge la Cia. Lo stesso vale per le Oi(Organizzazioni interprofessionali), luogo dellaprogrammazione contrattualizzata del prodotto in ognifiliera: da un lato hanno il compito di regolare produzione ecaratteristiche qualitative, dall’altro migliorano latrasparenza e forniscono indicazioni sulla formazione delprezzo, compreso nelle relazioni con la Gdo.

Infine, ci sono i consorzi di tutela, che restano ilfulcro organizzativo delle strategie di qualita’regolamentate legate all’origine e alla tipicita’ deiprodotti, svolgendo funzioni primarie come la gestione deldisciplinare, la vigilanza sull’uso del marchio, lapromozione e la programmazione. Ma oggi occorre un cambio dirotta e un salto di qualita’, risolvendo il problema urgentedella rappresentativita’ dei consorzi. Bisogna, cioe’,assicurare la partecipazione effettiva di tutte le componentiimprenditoriali; rivedere i pesi tra aziende utilizzatricidel marchio, componenti effettive della filiera e strutturedi servizio; far passare il principio che e’ il prodotto chesostiene la maggior parte dei costi.

red/mau

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