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Martedì 22 ottobre 2013 - 16:00

Editoria: Vito Teti, in ‘Maledetto Sud’ diavoli che abitano l’Eden

(ASCA) – Roma, 22 ott – L’obiettivo e’ quello di rompere glistereotipi che riguardano il Mezzogiorno attraversoun’operazione di decostruzione in cui vengono spezzati iprincipali luoghi comuni su cui si fonda l’ immagine deimeridionali sporchi, che giocando sull’ ambivalenza deltermine, vengono anche detti ‘sudici’ gia’ nell’ immediatoperiodo postunitario. Una caratteristica che studiosi attenticome Napoleone Colajanni attribuivano alle condizioni di vitamisere e alla malaria, in molta pubblicistica di matricepositivista, ma che col tempo diventa anche un’ etichettarazziale, il sintomo di una inferiorita’ di tipo morale. Sonodiavoli che abitano l’Eden. Ma che il Sud d’Italia siaabitato da esseri umani luridi per destino naturale loribadisce anche il deputato leghista Matteo Salvini in unvideo che ha furoreggiato in rete: ”Senti che puzza,scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani. Soncolerosi e terremotati. Con il sapone non si sono mailavati”. Sudici, oziosi, malavitosi, briganti, mafiosi,abitanti dell’Eden, ma ‘diavoli’.

Vito Teti, antropologo di Arcavacata, l’ Universita’ dellaCalabria che ha sede a Cosenza, dove e’ ordinario diEtnologia, e dove dirige anche il Centro di Antropologie eLetterature del Mediterraneo, con il nuovo libro ‘MaledettoSud’, edito da Eiunaudi, rompe il cortocircuito sui piu’diffusi luoghi comuni sul Mezzogiorno, ne rilegge la storiafino a ribaltarne il significato. Cosi’ Teti prende in esameper esempio quella che definisce la ‘creazione dell’ozio’,dopo aver analizzato col suo pensiero lucido l’invenzionedella lentezza, attraverso lo svuotamento, l’improduttivita’,l’insicurezza, ”adesso – afferma Teti – trionfa il messaggioche il posto fisso non e’ piu’ possibile e che la precarieta’e’ una condizione desiderabile. Il tempo liberato non sitrasforma in creativita’, in piacere, ma in noia, in attesadi qualcosa, in apatia, in insosoddisfazione, incomportamenti criminali.

La malezionie continua ad avverarsi e i meridionali nonriescono ad uscire dalle trappole che sono state loro createe che si sono creati”. Ancora piu’ interessante il temadello spaesamento, (argomento caro a Teti, e gia’ analizzatonel libro ‘Il senso dei luoghi) che ”non riguarda soltanto icentri marginali periferici, ma anche le banlieues, lemetropoli dove l’idea di centro si pone in manieradiversa”.

Cosi’ l’appaesarsi in un mondo mobile e in fuga, diventa ilproblema di chi resta. Lo sradicamento porta ad un nuovosenso dell’abitare, delle presenza, l’esseree nei luoghi e’fotografarli’ per quello che sono. ”Perche’ lo spaesamentoe’ anzitutto dentro di noi”, spiega l’antropologo.

Il libro, complesso e pieno di riferimenti (da Corrado Alvaroa Milan Kundera fino a Jean Baudrillard, il Cardinale CarloMaria Mrtini e Gustavo Zagrebelsky) si sofferma anche suiproblemi legati all’immigrazione e all’ospitalita’, con ifatti di Rosarno, le ‘orde’ di Lampedusa, a volte gettate amare secondo gli interessi e i calcoli dei nuovi schiavisti enegrieri. Parla di malavita, briganti, di ‘ndrangheta a Polsie al Nord, dei fatti di Duisburg, dei pellegrinaggi, diMonsignor Carlo Bregantini e di don Pino Strangio priore delsantuario.

ram

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