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Giovedì 17 ottobre 2013 - 16:51

Legge stabilita’: Confcommercio, con Trise imprese penalizzate 2 volte

ASCA) – Roma, 17 ott – ”All’interno della Trise, il nuovotributo sui servizi comunali, la componente TARI, chetrovera’ peraltro applicazione solo per un periodotransitorio in attesa della definizione di una tariffa dimisurazione puntuale dei rifiuti, denominata TARIP, riflettequasi pedissequamente la precedente formulazione della TARES,in quanto ripropone tariffe determinate sulla base dicoefficienti di produzione potenziali e non sui realiquantitativi di rifiuti prodotti mantenendo, pertanto, tuttele criticita’ e i limiti che i precedenti regimi di prelievohanno mostrato e che piu’ volte Confcommercio hadenunciato”. Lo denuncia, in una nota, la stessaconfederazione precisando che ”infatti, nei Comuni dove e’stato operato il passaggio dalla TARSU alla TARES, si e’assistito ad aumenti tariffari medi del 200%, generati nontanto da un incremento della quantita’ dei rifiuti prodottima, piu’ semplicemente, da una non adeguata determinazionedei coefficienti potenziali di produzione”. Per Confcommercio ”manca, quindi, ancora una volta, lavolonta’ di instaurare un legame diretto tra produzione dirifiuto e spesa, secondo il principio comunitario ‘chiinquina paga’. Al contrario vengono mantenuti i vecchicriteri di produzione ‘presuntiva’ che rischiano di tradursiin condizioni di costo estremamente diversificate sulterritorio a parita’ di attivita’ economica”. ”Gia’ oggi – aggiunge la confederazione -, ed e’ davveroparadossale, le imprese si trovano ad essere soggette aregimi tariffari diversificati. E’, infatti, applicata sia laTarsu, che la Tia1 e la Tia2, nonche’, in alcuni casi, laTares. Dal primo gennaio 2014 si dovrebbe, poi, passare allanuova Tari per giungere, infine, alla Tarip. Sarebbe, dunque,stato piu’ ragionevole mantenere i regimi tariffariattualmente applicati (Tarsu o Tia) fino alla definizione deicriteri del prelievo TARIP”.

Secondo Confcommercio ”tra l’altro l’istituzione dellaTrise, in quanto imposta sui servizi, rende evidente chel’Imu si configura, di fatto, come una vera e propria impostasul patrimonio. Ed e’ pertanto inaccettabile che tale impostagravi sugli immobili strumentali, compresi negozi e alberghi,di proprieta’ degli imprenditori utilizzati per losvolgimento della loro attivita”’. Confcommercio, nel ribadire, dunque, ”la necessita’ diuna totale esclusione di questi immobili dal pagamentodell’IMU”, rileva ”con preoccupazione come dal testoapprovato dal consiglio dei Ministri sia scomparsa persino laparziale deducibilita’ precedentemente prevista. Una sceltaincomprensibile che, in una fase in cui la crisi sembra nonfinire mai, penalizza in particolare le imprese del terziariodi mercato e dei servizi mettendo a rischio la loro stessasopravvivenza”.

red/glr

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