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Giovedì 10 ottobre 2013 - 14:53

Bcc: Azzi, coltivare spazi di bio-diversita’ anche in finanza

(ASCA) – Roma, 10 ott – ”Coltivare gli spazi di diversita’e di bio-diversita’ anche nell’ambito della finanza”. Questol’invito del Presidente di Federcasse (l’associazionenazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali)Alessandro Azzi, intervenuto oggi a Roma alla conferenzastampa di presentazione – presso la Sala Stampa della Cameradei Deputati – dell’ Intergruppo per la Finanza Sostenibile,costituito tra parlamentari di diversi schieramenti perpromuovere una legislazione innovativa per la regolazionedelle attivita’ finanziarie e bancarie, con particolareriguardo alla tassazione delle rendite finanziarie e perintrodurre nell’attivita’ legislativa, amministrativa e digoverno, l’utilizzo degli indicatori di Benessere Equo eSostenibile (BES), messi a punto da Istat e Cnel. Nel suo intervento, Azzi – sottolineando l’importanza dellavoro che puo’ svolgere l’Intergruppo per la formazione diuna visione e di una cultura autenticamente differenti,perche’ non si soffochi la ripresa possibile ed il creditopossa realmente affluire all’economia reale – ha presentatoil punto di vista del Credito Cooperativo sui temi indiscussione. Nello specifico della ”TTF” (l’ imposta sulletransazioni finanziarie) introdotta dal governo italiano, ilCredito Cooperativo ritiene che, cosi’ come formulata, lanorma non penalizza chi gioca in derivati, mentre danneggiale piccole imprese che vogliano raccogliere capitali inalternativa al debito bancario. ”Per questo – ha detto Azzi- riteniamo cruciale che si modifichi la normativa, dando aquesta imposta la vera valenza anti-speculazione che sognavail suo ideatore, James Tobin”. Sulla necessita’, invece, di utilizzare parametri nuovi ediversi rispetto al Prodotto Interno Lordo, quali i nuoviindicatori del Benessere Sociale (BES), il CreditoCooperativo e’ perfettamente in accordo. ”Anche noi – diceAzzi – abbiamo voluto affiancare alle tradizionali misure dibilancio un’altra metrica, che abbiamo chiamato ”metricamutualistica”, per esprimere quello che nei numeri consuetinon trova spazio, ma invece e’ necessario rendicontare,all’interno ed all’esterno dell’azienda”. L’auspicio delCredito Cooperativo e’ che si diffonda la piu’ ampia culturapossibile circa l’utilizzo di nuovi indicatori idonei arappresentare la complessita’ sociale e la sua evoluzionerecente. Indicatori che possono aiutare a ragionare (e quindiad agire) sulle finalita’ originarie dell’economia e dellafinanza, vale a dire quella ”felicita’ pubblica” che – perle BCC – riscoprendo i valori propri dell’economia civile,deve tornare ad essere il vero obiettivo dell’azione politicaed economica. Azzi e’ passato poi a ricordare l’azione che gia’ oggi leBCC, in quanto banche locali cooperative, svolgonoattivamente a favore dell’inclusione finanziaria, soprattuttoin tema di microcredito per il quale sono stati attivatioltre 200 programmi specifici, ”in partnership con i tantiattori territoriali interessati alla costruzione delben-essere e in una logica di rete orizzontale praticata neifatti”. Cogliendo infine l’occasione data dalla piu’ strettaattualita’, il Presidente di Federcasse ha voluto metterel’accento su una questione ”che rischia di passare in questomomento sotto traccia, in qualche modo sacrificatasull’altare della reazione alla crisi. E che sintetizzo conquesta espressione: la finanza e’ sostenibile se vuole, maanche se puo”’. ” Sappiamo – ha detto Azzi – che tutte le nuove norme inmateria di banche e mercati finanziari nascono percontrastare le banche ”too big to fail”, arginare laspeculazione fine a se stessa, garantire maggiore stabilita’sistemica. Questi sono gli intenti di Basilea 3, dell’Unionebancaria europea e delle tante regolamentazioni indiscussione, soprattutto a Bruxelles e Strasburgo”. ”Matutte queste norme, pensate come reazione alla crisi causatadalla finanza speculativa – precisa Azzi – investono tuttigli intermediari, a prescindere dalla dimensione (bancheinternazionali o banche locali), dal modello di business(banche d’investimento o operatori che finanzianoesclusivamente l’economia reale) o dall’appetito al rischio.

E che cadono pesantemente in termini organizzativi e diassorbimento di risorse sulle BCC”. ”E’ come se siimponessero le stesse norme alla centrale nucleare eall’impianto fotovoltaico per il semplice fatto che produconoentrambe energia elettrica”. Anche questo ha a che fare conla sostenibilita’. Per inciso, negli USA la Federal Reserveha fatto scelte molto diverse, ad esempio rinviandol’applicazione di Basilea 3 per le community banks.” Un casoemblematico e’ rappresentato anche dalla proposta di un unicomeccanismo di risoluzione delle crisi. La previsione,infatti, e’ che ci sia un unico meccanismo accentrato,chiamato a risolvere, ”in maniera ordinata”, le crisi ditutte le 6 mila banche europee, da quelle che operano alivello internazionale a quelle a dimensione locale. E chetutte le 6 mila banche europee siano chiamate a contribuireex ante ad un Fondo per la risoluzione delle crisi. Unprogetto, ha concluso Azzi, che rischia penalizzarepesantemente le banche locali nella logica del ”too small tobe saved” non riconoscendo la loro specificita’ e il lororuolo. com-ram

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