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Martedì 8 ottobre 2013 - 13:20

Fisco: Confesercenti, a fine anno pressione al 45,3%

(ASCA) – Roma, 8 ott – ”Il boom di pressione fiscaleregistrato dall’Istat nel secondo trimestre non sara’ l’apicedell’anno: secondo le nostre previsioni, il 2013 si chiudera’con un’imposizione record, oltre il 45,3%. Una stima chesembra catastrofica, ma che e’ invece la conseguenza del mixtra il calo del nostro Pil e il corrispondente – ed anomalo- aumento del carico fiscale, frutto di politiche dibilancio troppo prodighe di balzelli ed avare di tagli allaspesa e agli sprechi”. Lo sottolinea, in una nota,Confesercenti precisando che il raffronto con lo stessoperiodo del 2012 ci indica che gia’ abbiamo accumulato unaumento del 1,3%: 1 punto percentuale in piu’ rispetto aquanto previsto del Governo nel Def, che per l’intero 2013stimava una crescita dello 0,3% soltanto. Ma altreimposizioni stanno arrivando a gettare benzina sul fuoco.

L’aumento dell’IVA, innanzitutto, che colpira’ i consumidegli ultimi tre mesi dell’anno. Ma ci sono – per laconfederazione – anche le temibili incognite della Tares edell’Imu, che potrebbero valere realisticamente un altroaggravio dello 0,4-0,5%. Il 2013 potrebbe chiudersi, quindi,con una pressione fiscale a livelli disastrosi, fino araggiungere il 45,8%: 1,5 punti percentuali in piu’ del gia’sconfortante 44,3% stimato dal governo”. ”Gia’ l”invarianza della pressione fiscale oggi andrebbe considerata come una ‘stangata’ a carico di famiglie edimprese”, spiega Confesercenti. ”Se a questa aggiungiamo lacrescita del fisco stimata per fine 2013, possiamo dire addioalla ripresa dell’economia, dell’occupazione, dei consumi edel sistema delle Pmi. La pressione fiscale non puo’continuare ad essere una variabile indipendente o, peggio,assecondare gli sprechi della spesa pubblica; e il fisco nonpuo’ ignorare le esigenze dell’economia, fino al punto dirischiare di distruggere la stessa base imponibile con cui sialimenta. Da oltre vent’anni – era il 1992 – la pressionefiscale ha superato quota 40%, e non e’ mai scesa sotto talesoglia”. ”Per questo – continua la Confederazione – chiediamoall’esecutivo un impegno per scongiurare ulteriori aumenti,che porterebbero alla catastrofe della nostra economia, e perdefinire un percorso di rientro: tagliare, nell’arco di unquinquennio, tre punti di pressione fiscale: uno sgravionell’ordine di 0,6 punti di Pil l’anno (circa 36 miliardi inun quadriennio), innescherebbe un circolo virtuoso chefinirebbe per coinvolgere tutti gli attori della nostraeconomia. Inoltre chiediamo l’introduzione nella Costituzionedi un tetto alla pressione fiscale complessiva: si trattadell’inevitabile adeguamento alla costituzionalizzazione delpareggio di bilancio ed e’ l’unico modo per evitare che ilvincolo del pareggio si traduca in un ulteriore aumento diimposte. E’ la spesa pubblica che deve adeguarsi alle entratee non viceversa”.

red/glr

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