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Lunedì 7 ottobre 2013 - 16:29

Visco: Fondazioni diversifichino portafogli, popolari diventino spa

(ASCA) – Roma, 7 ott – Le Fondazioni devono diversificare ilproprio portafoglio, le popolari devono diventare spa. Ilgovernatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, detta icompiti alle banche in vista dell’Unione bancaria europea cheportera’ alla Vigilanza unica.. Nel suo intervento allaFondazione Rosselli, Visco sottolinea che ”al revisionedegli assetti di governo delle banche popolari deve mirare aincentivare l’apporto di capitale da parte di nuovi soci e adaccrescere, attraverso un minor frazionamento del possessoazionario, il controllo sull’operato del management”. Perquelle di grandi dimensioni e ad ampia operativita’, ancheterritoriale, ”la forma giuridica piu’ adeguata -sottolinea – e’ quella della societa’ per azioni”. LeFondazioni invece, ” devono diversificare i propriportafogli per ridurre la dipendenza dai risultati dellabanca di riferimento; soprattutto, devono evitare diinterferire nella governance e nelle scelte imprenditorialidegli intermediari. La composizione degli organiamministrativi, pletorica per molti intermediari, vasemplificata per responsabilizzare i singoli consiglieri,garantire la funzionalita’ degli organi collegiali, eliminarecosti inutili”. Quanto ai ricavi delle banche ”ella situazione attuale, unsignificativo aumento dei proventi bancari e’ difficile daipotizzare, anche alla luce della dinamica del credito, deiridotti margini unitari, della domanda contenuta di prodottidel risparmio gestito. Nel breve termine – afferma Visco -il recupero di redditivita’ esige interventi incisivi suicosti, anche del lavoro; cio’ richiede un deciso processo direvisione della combinazione dei fattori produttivi e dellastruttura dei canali distributivi”. Piu’ in generale, perVisco ”il rafforzamento del sistema bancario italiano nonpuo’ prescindere da un recupero di redditivita’. Rispetto alperiodo precedente la crisi, quando si collocava intorno al60 per cento, il rapporto tra i costi operativi e il margined’intermediazione (cost-income ratio) non si e’ ridotto. Agiugno scorso era mediamente pari al 62 per cento per icinque maggiori gruppi. Ha pesato – ha concluso – laflessione dei ricavi, che risente, a sua volta, della scarsadiversificazione delle fonti di reddito”.

ram

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