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Venerdì 20 settembre 2013 - 14:27

Giornalisti: Gesuiti, Ordine va riformato. Tessera solo a chi esercita

(ASCA) – Roma, 20 set – ”Includere tra i professionistitutti quei pubblicisti che lavorano da anni ‘in modoesclusivo e continuo’, subordinare l’iscrizione all’alboall’effettivo esercizio della professione, creare un albospeciale senza diritto di voto per gli emeriti”. Sono ipunti focali di una riforma dell’Ordine dei giornalisti, chela rivista Civilta’ Cattolica rilancia in un lungo editorialefirmato dal gesuita Francesco Occhetta in occasione dei 50anni dell’Odg, istituito con la legge n.69 del 3 febbraio1963.

”A meta’ degli anni ’70 – si legge – nasce un pubblicismodiverso da quello pensato dalla legge: costituito dagiornalisti che svolgono la professione in modo esclusivo, manon vengono remunerati come i professionisti”. Secondo Occhetta sorge ”un problema legato al principiodi giustizia. Sono gli anni dei privilegi per iprofessionisti che fanno perdere all’interno dell’Ordine ilsenso della solidarieta’ e producono vere e proprie classidiverse”.

Poi, negli anni ’90 la situazione precipita: ”Oltre il70% dei neo-giornalisti professionisti arriva da unpraticantato d’ufficio”, mentre il ”praticantatotradizionale (art. 35) giunge al suo capolinea”. Cosi’,spiega Civilta’ Cattolica, ”le aziende editoriali scelgonodi favorire la precarizzazione e di estendere l’area dicontratti atipici. La scelta di sfruttare la manovalanzagiornalistica si rivela economicamente vantaggiosa, maeditorialmente, professionalmente e moralmentediscutibile”.

Per quanto riguarda le Scuole di giornalismo, inoltre,Occhetta denuncia gli ”elevati costi. E’ importante – dice -non vendere sogni irrealizzabili ai ragazzi. Stabilire che lecuole diventino la corsia privilegiata per accedereall’esame, perche’ le redazioni non riconoscono” agliaspiranti giornalisti ”i mesi di praticantato, e’ iniquo”.

”Riformarsi significa riacquisre credibilita’. Il cambiodi paradigma richiede ai giornlisti che non esercitano,pensionati compresi, di lasciare l’Ordine, oppure didiventare emeriti e di non incidere nel governo”. A proposito dell’esercito dei pubblicisti, invece,”l’accesso andrebbe riportato allo spirito del 1963”, inlinea con quanto stabilito recentemente dal ”Consiglionazionale”, che ”ha approvato un regolamento provvisorioper riconoscere come professionisti tutti quei pubblicistiche lavorano da in modo ‘esclusivo e continuo”’. La tessera,conclude Civilta’ Cattolica, ”non e’ uno status, deve esseresemplicemente il mezzo che rende pubblica l’attivita’ diguardiano della democrazia”.

rba/uda

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