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Lunedì 9 settembre 2013 - 17:16

Rifiuti: Antitrust, Regione Lazio riveda regolazione su smaltimento

(ASCA) – Roma, 9 set – ”Rivedere la regolazione regionale inmateria di gestione dei rifiuti urbani con l’obiettivo dieliminare in prospettiva distorsioni concorrenziali nelsettore”. Lo chiede l’Autorita’ Garante della Concorrenza edel Mercato in una segnalazione inviata alla Regione Lazio,al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e delMare, al Sindaco del Comune di Roma, al Commissario delegatoper l’emergenza ambientale nel territorio di Roma eProvincia.

Secondo l’Antitrust ”l’attuale assetto regolatorio ha difatto favorito lo smaltimento in discarica, che, anche dalpunto di vista della concorrenza, rappresenta il modello digestione di rifiuti meno auspicabile: non consente alcun tipodi valorizzazione economica del rifiuto e costituisce dunqueun costo sociale sia sotto il profilo ambientale sia sottoquello economico”. Al contrario – aggiunge – ”la raccolta differenziata e’in grado di attivare numerose filiere a valle, consentendol’espansione di altrettanti mercati e l’ingresso di operatoriche altrimenti rimarrebbero esclusi. Anche il recupero dienergia, che attiva un’unica filiera, quella appunto dellaproduzione di energia (e/o calore), puo’ avere un effettopositivo su quel mercato”.

”L’attuale regolamentazione – per l’Antitrust – ha inveceportato, nel Lazio, ad un ricorso eccessivo allo smaltimentoin discarica, destinazione finale del 71% dei rifiuti urbani(secondo dati Ispra). La raccolta differenziata non e’ stataadeguatamente promossa, ed e’ stato al contrario avallato unassetto impiantistico caratterizzato da una grande capacita’di lavorazione di rifiuti indifferenziati (impianti ditrattamento meccanico biologico). Al tempo stesso, il sistemadi autorizzazioni dei termovalorizzatori, che non consente dibruciare direttamente i rifiuti indifferenziati, non hapermesso a tali impianti di svolgere nel Lazio il ruolo divincolo concorrenziale all’attivita’ di smaltimento indiscarica che e’ stato invece riscontrato in altre Regioniitaliane”. A cio’ si aggiunga – sottolinea ancora l’autorita’ – ”chesia gli impianti in grado di trasformare i rifiutiindifferenziati in combustibile da rifiuto, sia gli stessiimpianti di termovalorizzazione vengono utilizzati a tassiridotti, con cio’ favorendo ulteriormente lo smaltimento indiscarica dei rifiuti indifferenziati”.

L’Antitrust ricorda che ”lo smaltimento in discarica deirifiuti indifferenziati, nonche’ il loro conferimento inimpianti di trattamento meccanico- biologico, avviene dietropagamento, da parte dei Comuni conferitori, di una tariffadefinita dalla Regione, sulla base della dichiarazione deicosti (a preventivo e a consuntivo) presentata dalla societa’che gestisce l’impianto. Anche questa attivita’ diregolazione – spiega -, tuttavia, viene svolta con esiti chein alcuni casi producono discriminazioni e restrizioniconcorrenziali. Ad esempio, non esistono determinazionitariffarie regionali relative agli impianti di trattamentomeccanico-biologico di proprieta’ di AMA, con possibiliconseguenze negative, quantomeno in termini di carenza dicontrolli, sui costi di trattamento e successivo smaltimento,che AMA ribalta sui cittadini”.

Secondo l’Antitrust , ”la scelta di favorire, negli anni,il ricorso allo smaltimento in discarica rispetto adinterventi di recupero di materia dalla raccoltadifferenziata e di energia dai rifiuti indifferenziati, haostacolato il raggiungimento di un assetto integrato digestione dei rifiuti urbani efficiente, nel quale le diversemodalita’ di gestione venissero poste, laddove possibile, inconcorrenza tra loro. Ne deriva che la tariffa a carico deicittadini del Comune di Roma per la gestione dei rifiuti e’tra le piu’ alte di Italia e seconda, fra le grandi citta’,solo a quella di Napoli (dati Agenzia per il controllo e laqualita’ dei servizi pubblici locali di Roma Capitale)”.

red/glr

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