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Mercoledì 28 agosto 2013 - 11:47

Vendite dettaglio: Confesercenti, aumento Iva sarebbe follia

(ASCA) – Roma, 28 ago – ”Il crollo dei consumi continua e ilpiccolo rimbalzo di maggio e’ gia’ bruciato. Se l’alimentareva male, la situazione del non-alimentare appare addiritturatragica e testimonia come le famiglie siano costrette ormai arinviare spese piu’ impegnative. Il Consiglio dei Ministrinon puo’ ignorare lo stato disastroso dei consumi che siripercuote in maniera micidiale soprattutto sui piccolinegozi con le inevitabili chiusure. Se il Governo non vuolefare il curatore fallimentare di migliaia di esercizi divicinato eviti ogni aumento dell’Iva”. Lo afferma laConfesercenti commentando il dato delle vendite al dettagliodi giugno, scese dello 0,6%.

”La questione della sterilizzazione dell’aumento previstodal primo ottobre sembra infatti accantonata e sarebbedavvero un gravissimo errore: il silenzio politico sembrapero’ eloquente se si pensa che si stanno cercando nuoveentrate per l’Imu – prosegue la Confesercenti -. Tasse,sempre tasse: una strada che soffoca il Paese mentre la viamaestra dovrebbe essere quella di tagliare spesa pubblica esprechi. Vista la situazione del mercato interno, al CDM dioggi chiediamo un intervento chiaro e significativo: secondoi nostri calcoli, l’incremento dell’IVA potrebbe portare auna contrazione di altri 3 miliardi dei consumi dellefamiglie”. ”La base imponibile dell’aliquota ordinaria IVA, infatti,ammonta a circa 300 miliardi di euro – spiega l’Associazione-. Ma e’ composta, per lo piu’, da categorie merceologicheche, anche a prezzi correnti, hanno registrato nel 2012 enella prima meta’ del 2013 forti cali di vendite: vestiario ecalzature hanno segnato un -10%, le autovetture addiritturail -20%, mobili ed elettrodomestici il -5,5%. Questi treaggregati, da soli, gia’ costituiscono circa meta’ della baseimponibile complessiva. E’ percio’ illusorio attendersigettito consistente, mentre al contrario e’ legittimoimmaginare che l’aumento dell’Iva peggiori ancora i consumi. Stimiamo che l’incremento dell’imposta si trasformi in unacontrazione di un altro punto percentuale delle vendite. Unavvitamento che danneggerebbe non solo consumatori e impresedella distribuzione commerciale, ma anche l’erario, chevedrebbe un calo del gettito nell’ordine di 300-400 milionidi euro”.

com-sen/

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