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Martedì 27 agosto 2013 - 18:38

Petrolio: 154 anni fa primo barile. Greggio ancora centrale per energia

(ASCA) – Roma, 27 ago – Esattamente 154 anni fa, il 27 agostodel 1859, venne trivellato il primo pozzo petroliferoredditizio del mondo, nei pressi di Titusville, un villaggiodella Pennsylvania, ad opera dell’inventore statunitenseEdwin Laurentine Drake. Nacque cosi’ l’industria petrolifera,che crebbe lentamente diventando di interesse nazionale nonprima degli inizi del ventesimo secolo, con l’introduzionedel motore a combustione interna e la diffusionedell’automobile, che creo’ la domanda che ancora oggisostiene il settore. Sebbene negli anni cinquanta il carbone fosse ancora ilcombustibile piu’ usato nel mondo, il petrolio comincio’ asoppiantarlo e agli inizi del ventunesimo secolo arrivo’ acoprire circa il 90% del fabbisogno totale. Questa situazioneha creato la ‘superpotenza’ dei paesi del Medio Orientearabo, il maggior serbatoio mondiale di petrolio e gas,risorse energetiche che, nel corso dell’ultimo secolo, sonodiventate, con le trasformazioni e i progressi tecnologici,un elemento chiave della potenza e della ricchezza dellenazioni, che sono diventate ‘vulnerabili’ dal punto di vistaenergetico.

Gli Stati Uniti sono corsi ai ripari e stanno arginandoquesta tendenza. Oggi le importazioni americane di petroliodai Paesi arabi e dal Golfo Persico sono ai minimi storici, equasi insignificanti. L’America si avvicina a gran velocita’all’autosufficienza energetica, un obiettivo che sembravaimpensabile fino a pochi anni fa. Quel poco che deveimportare dall’estero puo’ comprarlo prevalentemente daCanada e Messico, paesi vicini e politicamente amici, equesto per due motivi: innanzitutto grazie al boom dellaproduzione sia di petrolio che di gas – negli ultimi 5 annila produzione di greggio e’ cresciuta ogni anno per la primavolta dagli anni ’80 e quella di gas ha toccato livellirecord ogni anno dal 2007. Allo stesso tempo, l’energiapulita e’ diventata a portata di mano, con prezzi che fannoconcorrenza ai combustibili fossili. Ed e’ cosi’ che, secondo i dati forniti dall’AgenziaInternazionale dell’Energia (Aiea), gia’ entro il 2020, gliStati Uniti sorpasseranno l’Arabia saudita diventando ilmaggiore produttore mondiale di petrolio. La produzione dipetrolio estratto negli Usa ha raggiunto nel 2012 il massimodal 1991, e il paese riesce a soddisfare l’83% del propriofabbisogno energetico con risorse domestiche. Le importazionidi greggio dall’estero sono infatti crollate dell’11% in unsolo anno, e nel 2020 gli Stati Uniti arriveranno a estrarredal proprio sottosuolo e dai propri giacimenti sottomarini inacque territoriali 11,1 milioni di barili al giorno, ovvero500.000 barili in piu’ di quanti ne produrra’ quell’annol’Arabia saudita.

Tutto cio’ determina quindi il ‘sorpasso’ da parte dellaCina nella classifica dei maggiori importatori di petrolio: apartire dal prossimo ottobre, secondo l’Eia, l’ufficioinformazioni del dipartimento dell’Energia Usa, la Cinadiventera’ infatti il primo importatore netto di petrolio delmondo e nel 2014 il divario e’ destinato ad aumentare, acausa del doppio effetto dell’incremento della domanda cinesee dell’aumento della produzione Usa di greggio. Attualmentela Cina e’ il secondo paese consumatore dopo gli StatiUniti.

Al contrario, in Italia il petrolio mantiene ben saldo ilprimato di principale fonte di energia primaria, e il nostroe’ il paese europeo maggiormente dipendente dalleimportazioni di idrocarburi (petrolio e gas), per buona parteprovenienti proprio dal Nord Africa, dove le continue crisi emutamenti politici determinano un alto livello di incertezzasugli approvvigionamenti (circa il 58% delle nostreimportazioni di petrolio vengono dall’area araba). ”Chi controlla il petrolio controlla il mondo” dicevaEnrico Mattei, storico capo dell’Eni che, negli anni ’50 hafatto del gruppo statale italiano una delle maggioricompagnie petrolifere del pianeta. Un’espressione chemantiene ancora oggi la sua attualita’.

fch/sat/

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