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Venerdì 26 luglio 2013 - 10:14

Imprese: Pellerucci, concordato in bianco puo’ alterare regole mercato

+++in Seat assetti aziendali particolarmente appetibili+++.

(ASCA) – Terni, 26 lug – ”La vitalita’ che lacontraddistingue consentira’ all’Italia di superare ledifficolta’ che si trova ad affrontare. Importante e’, pero’,avere certezza che le energie profuse per il sistemaeconomico, quindi sociale e di tenuta politica, possanocontare su garanzie di continuita”’. Sauro Pellerucci, 46anni, presidente e fondatore di Pagine Si’!, l’impresacresciuta dal 1996 sino a rappresentare uno dei player piu’importanti della comunicazione multimediale, guarda allacrisi di Seat e, in un colloquio con Asca, nei giorni deldecreto del Fare, esprime la convinzione che il superamentodelle difficolta’ del Paese passa attraverso il rilancio diuna imprenditoria sana, capace di guardare avanti e nonripiegata su stessa. Sotto accusa e’ una politica di scelteche appaiono punitive per chi agisce. ”L’economia deve poter essere sicura di restare centrale- afferma Pellerucci – altrimenti sempre meno persone sarannodisposte a impegnarsi nella gestione delle aziende: lasensazione e’ che l’aspetto politico e sociale vadano inaltra direzione per cui l’imprenditore ha la percezione didover andare contro corrente”.

L’Italia non cresce ma, dice Pellerucci ”constatiamo ilpersistere di enfatiche dichiarazioni sulla centralita’ delproblema economico nell’agenda nazionale mentre osserviamouna societa’ che continua a moltiplicare il fabbisognostatale. Quanto potra’ sopportare la crescita senza freno deicosti sociali, della spesa pubblica e la contrazione deiservizi forniti la residua imprenditoria sana’?”.

Parte da qui la denuncia dell’imprenditore umbro sull’usospregiudicato di strumenti che, come il concordato inbianco, nato per salvaguardare l’assetto di aziende in gradostare sul mercato, si e’ trasformato in elemento di fortedistorsione. ”L’imprenditore vero cerchera’ di ridursi amercati piccoli, con variabili prevedibili, sufficienti almantenimento della propria impresa – osserva – mentre gliinvestitori finanziari punteranno sempre piu’ a rendimenti abreve, istantanei e garantiti, dinamici e spregiudicati,potendo contare su strumenti nati per salvaguardare iltessuto produttivo ma che, con un uso ancor piu’ disinvolto,vanno a premiare comportamenti ulteriormente speculativi dichi ha depauperato il valore delle aziende, succhiandoanziche’ crearlo. Tali comportamenti oggi, tramite peculiarinuovi strumenti quali il concordato preventivo in bianco,trovano emuli in ogni settore”.

Pellerucci non usa mezzi termini e definisce il concordatoin bianco ”uno strumento inefficace ai fini per cui era natoed efficace, invece, per favorire speculazioni. Seppur veroche rappresenta uno strumento disponibile per qualsiasiazienda, e’ opportuno sottolineare che viene utilizzato soloda attori che hanno portato la propria organizzazione in unasituazione reversibile solo scaricando su altri aventi causai costi sociali generati dalle proprie azioni o incapacita’.

Cosi’ facendo – afferma – favoriamo gestioni aziendali menoorientate al futuro. Il concordato preventivo in bianco, siapur nato a tutela dei creditori, puo’ essere un elemento didistorsione del mercato in maniera importante e, forse, anchedistorsivo per le stesse finalita’ del mondoimprenditoriale.

Ci troviamo di fronte ad uno strumento che permette adalcune aziende di poter ripartire e quindi di potersalvaguardare una forza lavoro a discapito di tante altrerealta’ produttive. Il silenzio/assenso sul piano diristrutturazione da parte dei creditori, invertendo ilprecedente ordinamento, determina la possibilita’ di spostarein avanti i pagamenti ridotti in maniera sensibile,distinguendo tra vecchi creditori, pagati in percentualeridotta, e nuovi creditori, pagati interamente e per cassa.

E’ un messaggio destabilizzante per tutta la comunita’imprenditoriale e un pericoloso ritocco del principio dilibera concorrenza. Il congelamento dei debiti da partedell’azienda in difficolta’, la possibilita’ di non pagare ipropri fornitori per un lungo periodo di tempo e di pagarlipoi in percentuali molto basse, determina una distorsione cheopera sia nei confronti dei concorrenti del concordatario chedei concorrenti dei creditori, i quali vengono cosi’ posti indifficolta’ dal punto di vista finanziario. Questo determinalo spostamento nei rapporti di forza, invertendoli, tradebitore e creditore, oltre che porre i fornitoriprecedentemente scartati in posizione di vantaggio. Ilprincipio appare essere quello di attribuire forzacontrattuale a chi si comporta peggio sul mercato. E’deleterio e terribilmente invasivo per i liberi rapportinella scelta concorrenziale e puo’ far crollare interecomunita’ aziendali”. Il Presidente di Pagine Si’! SpA la definisce ”una formadi possibile ricatto nei confronti dei vecchi fornitori conla forza derivante dalla stessa inesigibilita’ del credito,prima bloccato e poi di fatto estinto. Queste regole sonotipiche di un mare infestato da pesci grandi e piccoli, mamolto famelici”.

”Ho conoscenza – prosegue – di concordati preventiviomologati all’1% del credito: questo significa riconoscere adun imprenditore che vanta 100.000 euro di credito larestituzione di circa 100 euro l’anno per 10 anni. Per capireche una visione disrtorta genera altre distorsioni bastaaggiungere che, in taluni casi, il costo amministrativo dellaprocedura supera il 10% del disavanzo originariamente dasanare”. Il ragionamento porta all’analisi della vicenda Seat, sinoa ieri principale player italiano nell’annuaristicatelefonica. ”Ci scontriamo in materia di concordatopreventivo in bianco con un concorrente di livellointernazionale come Seat – dice Pellerucci -. Pagine Si’! Hainiziato la propria attivita’ nel 1996 in un mercato in cuinon vigeva alcuna regola sul concordato preventivo in bianco;e’ interessante anche constatare che il cambiamento delleregole ha impedito di poter scrivere, almeno fino ad oggi,una storia di maggiore successo che ci porrebbe un testimoneda raccogliere. Abbiamo diritto di accedere alla Champion, mala modifica delle regole del mercato ci obbliga a giocare inserie B dove, sia chiaro, siamo soddisfatti di giocare con lenostre sole forze. Seat e’ stata un fiore all’occhiello delmodello d’impresa ”Made in Italy” ma oggi rischia di essereparadigma negativo di come la finanza, specie internazionale,entra nelle aziende facendo leva sul debito, con una gestioneeconomica non legata al mercato, con intenti puramentespeculativi”. Pellerucci trae da qui motivi di amarezza e si chiede:’Quale e’ il modello della nostra capacita’ di fare impresa’?E’ evidente che solo forzando occhi chiusi ed orecchietappate si puo’ far credere che in Italia sia in atto unmodello di sviluppo: un modello si’ – aggiunge – ma dismantellamento, che distrugge valore”.

La crisi di Seat e’ sotto gli occhi di tutti. Chiediamo:Pagine Si’! potrebbe comprare Seat’?. ”Credo che in Seat – risponde Pellerucci – vi sianodegli asset aziendali particolarmente appetibili perche’molto valorizzabili per chi come noi sa rispettare leesigenze di tutti gli stakeholder coinvolti in questodifficile mercato. Mercato in cui Pagine Si’! SpA gode di unaserie ininterrotta di bilanci positivi, in utile”.

Ma ha senso puntare su un settore sicuramente maturo comequello degli annuari cartacei’?.

”Non intendiamo voltare le spalle al mercato piu’ tradizionale. Una recente indagine dell’AgCom indica una percentuale prossima al 40% di italiani che non usano il web. I nostri elenchi telefonici non subiscono nessun calo di richiesta da parte degli utilizzatori finali. Malgrado cio’ ben sappiamo dove indirizzare gli utili che le nostre azioni producono; stiamo crescendo nei social network e siamo interessati, come lasciato intendere precedentemente, ad acquisizioni e partecipazioni ”sat/

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